SOFJA KOVALEVSKAJA.
.
UNA RAGAZZA NICHILISTA.
.
Traduzione di Alessandro Sfrecola.
1896. Appendice del giornale socialista "Avanti" del mese di dicembre.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
...
.
...
1.
.
Avevo 22 anni quando andai ad abitare a Pietroburgo.
Tre mesi prima, avevo compiuto i miei studi in una universit straniera, e rientravo in Russia col diploma di dottore in matematica.
Dopo aver vissuto cinque anni da sola o quasi da eremita in una cittaduzza della Germania, mi sentii trascinata e direi quasi inebbriata dalla corrente della vita di Pietroburgo. Dimenticai temporaneamente tutte le mie ricerche sulle funzioni analitiche, sull'estensione e le quattro dimensioni, che, poco tempo prima, occupavano tutto il mio essere pensante; e con tutta l'anima mi diedi ad interessi nuovi, facendo conoscenze a destra e a sinistra, cercando l'occasione di penetrare nei circoli della capitale e seguendo con un'intensa curiosit tutte le manifestazioni di questo movimento perpetuo, cos complicato, ed in fondo cos vuoto, che chiamasi la vita di Pietroburgo, e che a primo aspetto sembra qui cos piena d'incanto. Tutto mi attirava, e tutto mi rendeva felice, i teatri, le serate filantropiche, i circoli letterari con le loro discussioni senza fine e senza alcun apparente risultato, sui temi pi diversi e pi astratti. L'interesse di queste discussioni, che per i frequentatori abituali era a lungo andare sensibilmente diminuito, per me conservava tutto il prestigio della novit.
E ad esse io partecipavo con tutta la vivacit di cui  suscettibile il Russo, di sua natura ciarlone; e poi, io arrivavo dall'estero dove non avevo frequentato altra societ che quella di due o tre dotti, ciascuno illustre nella sua unica specialit, ed incapaci di capire che si possa spendere un tempo prezioso in parole inutili.
Il piacere che provavo di stringere legami d'amicizia con le persone che frequentavo, faceva nascere in esse sentimenti corrispondenti ed analoghi; e il mio entusiasmo si comunicava a quanti mi stavano d'intorno. La reputazione di donna dotta mi circondava di una certa aureola; i miei amici avevano fiducia nel mio avvenire; duo o tre giornali avevano gi intessuto il mio elogio; e questa parte, per me nuova, di donna celebre, pur divertendomi, m'intimidiva un poco. In una parola, io mi trovai in una felicissima disposizione di spirito; sperimentavo, per cos dire, la luna di miele della mia fama, ed a quest'epoca della mia vita non facevo fatica ad ammettere che "tutto va pel meglio nel migliore dei mondi possibili".
Un giorno ero dl buon umore in grado speciale: avevo passata la serata precedente negli uffici di una rivista fondata da poco, alla quale m'era stato proposto di collaborare. Questa nuova pubblicazione eccitava la verve dei futuri scrittori; un'animazione straordinaria regnava in redazione. Tornata a casa alla due del mattino, m'ero alzata tardi e mentre senza fretta facevo colazione, scorrevo i giornali. Mi colp l'annuncio di una biblioteca da vendersi ed andai a vederla; nel tram incontrai un'amica, anch'essa, come me, del comitato dei corsi superiori per le donne, recentemente inaugurato; parlammo di questa istituzione poi andai a far visita ad altri amici, ed infine verso le quattro rientrai in casa.
Seduta in una poltrona, davanti ad un buon fuoco, andavo esaminando con piacere il mio gabinetto di lavoro, che era graziosissimo ed arredato con gusto. Per cinque anni avendo io dovuto migrare da una camera mobigliata all'altra, sentivo profondamente il piacere d'avere finalmente una casa mia.
Suonarono in anticamera.
Chi potr essere? mi domandai. E mentre suscitavo nella memoria le numerose persone che conoscevo, con una certa inquietudine guardai la mia toilette entro lo specchio.
La porta si apr, ed entr una giovine donna; era alta, e indossava una semplice pelliccia. Non potei distinguerne i lineamenti poich uno scialle nero le nascondeva quasi interamente il viso; non si vedeva che un nasino regolare ed arrossato dal freddo. Mi alzai, ed accolsi con premura la mia visitatrice, interrogandola con lo sguardo.
- Scusate se vi disturbo, e se, a voi ignota, sono venuta, - disse la giovine. - Sono Vra Barantzew. Forse voi non ricorderete il mio nome, sebbene le nostre famiglie sieno state vicine di campagna. Ho letto recentemente un articolo in cui si parlava di voi, so che avete studiato all'estero, e si dice che siate seria e buona; mi  venuta quindi l'idea che voi potreste aiutarmi coi vostri consigli.
Tutto questo ella disse d'un fiato e con una voce dolcissima.
Io ero confusa, ed insieme lusingata da questa attestazione della mia buona fama.
Per la prima volta una persona ignota veniva a chiedermi consiglio.
- Sono ben felice di vedervi. Sedete, e toglietevi la pelliccia....
Ero io stessa intimidita, e andavo cercando le parole. Vra si tolse lo scialle, ed io rimasi colpita dallo spettacolo di una vera bellezza.
- Sono sola al mondo e libera da ogni legame. La mia vita  finita, e non aspetto e non voglio pi nulla per me. Ma il mio desiderio ardente ed appassionato  quella di essere utile alla causa. Ditemi voi, indicatemi ci che debbo fare.... - grid d'un tratto la fanciulla andando senza preamboli dritta allo scopo della sua visita.
Queste parole strane, inattese, se le avesse pronunciate un'altra, avrebbero potuto farmi una sgradevole impressione, o sembrarmi destinate a produrre l'effetto voluto: ma Vra parlava con tanta semplicit, ed io sentivo nella sua voce una nota cos sincera, cos commossa e supplichevole, che io non ne fui punto sorpresa.
Questa bella fanciulla dalla figura dolce e slanciata, dal viso di un pallore perlaceo, dagli occhi azzurri e sognatori mi divent d'un tratto straordinariamente cara e simpatica. Non avevo che un timore, di non giustificare la fiducia che essa mostrava di avere in me, di non saper rispondere alla sua richiesta, e di non poterle dare un consiglio utile.
E tutta la mia vita, degli ultimi tre o quattro mesi, mi sembr d'un tratto superficiale e futile, tutti gli interessi che l'avevano occupata mi parvero meschini e senza importanza; un rimorso improvviso mi occup il cuore... Che le dir? Come potr venirle in aiuto?
Non sapendo donde cominciare, feci servire il the. In Russia,  impossibile intrattenersi in una discreta intimit senza la presenza del samovar. Quel che mi colp in Vra, durante questo primo incontro, fu la sua assoluta indifferenza per tutte le cose esteriori.
Rassomigliava a quei sonnambuli, che impressionati da un oggetto, visibile a loro soltanto, diventano insensibili ad ogni altra sollecitazione esterna.
Le chiesi se abitava a Pietroburgo da molto tempo, se si trovava bene nel suo alloggio. A tutte queste domande banali Vra rispose con aria distratta e scontenta. Evidentemente i particolari della vita non la toccavano. Venuta a Pietroburgo per la prima volta, non s'era affatto interessata al movimento della capitale.
Essa era occupata soltanto da questa idea: trovare uno scopo alla propria vita. Io mi sentivo fortemente attratta verso questa fanciulla, che assomigliava cos poco a tutte quelle che avevo conosciuto e volevo meritarne la fiducia, e penetrare nei suoi pensieri pi intimi.
Le dissi che mi era impossibile darle dei consigli prima di conoscerla meglio, e la pregai di venirmi a trovare pi spesso che poteva e di parlarmi del suo passato. Vra stessa aveva un gran bisogno di rivelarsi, e con la maggiore franchezza mi raccont la sua vita. Dopo alcune settimane, penetrai nel suo cuore e seppi leggervi con quella precisione con cui una donna sa leggere nel cuore di un'altra donna.


2.
I Barantzew appartenevano ad una famiglia, se non antichissima, nobile ed illustre. Il loro albero genealogica risale in vero, ufficialmente, sino a Ruvick, ma  permesso avere dei dubbi sull'autenticit di questo documento. Il solo fatto accertato, in modo positivo, era questo, che un certo Irachka Barantzew aveva servito come soldato semplice nel reggimento di S. M. l'imperatrice Caterina seconda. Bel giovane, di statura atletica, aveva saputo cos bene meritare l'appoggio della sua "madrina", la sovrana, che, in ricompensa dei suoi fedeli servigi, fu promosso caporale; inoltre ebbe in regalo una terra con 500 contadini adulti, e 1000 rubli in denaro; a quest'epoca i contadini valevano poco, ed i rubli molto, da qui cominci la prosperit della famiglia Barantzew. Il titolo di conte, poi, fu largito da Alessandro I, alla corte del quale la bella contessa Barantzew occup per qualche tempo una posizione molto brillante.
Tuttavia, durante il secolo passato, gli annali di questa famiglia registrano, oltre i successi, anche parecchi rovesci.
La caratteristica dei Barantzew  l'ardore sfrenato dei loro desideri d'ogni specie, che fu causa per essi di molti disastri. Parecchie terre assai produttive furono perdute al gioco, o vendute per i cavalli e le donne. Allora la stella della famiglia impallidiva momentaneamente, ma con l'aiuto di Dio, il sole della grazia del monarca faceva tosto svanire questa nube leggera. Un Barantzew trovava sempre modo di rendere nel momento buono un servigio importante al sovrano ed alla patria; ed allora altre propriet, altrettanto doviziose, venivano a rimpiazzare i beni perduti. In tal modo, nel suo insieme continu la famiglia a crescere ed a prosperare.
All'infuori delle propriet perdute e dei beni nuovamente acquistati, i Barantzew posseggono una preziosa eredit che si trasmettono invariabilmente di generazione in generazione; quest'eredit  una prodigiosa bellezza, e, per dir cos, familiare; sono tutti belli, tra essi non si trova nessuno che sia mostruoso o deforme o per lo meno brutto.
Par che tutti subiscano un'attrazione naturale verso la bellezza ovvero che realizzino istintivamente le teorie di Darwin, poich tutti i conti di Barantzew sposano donne belle, e tutte le loro figlie prendono per mariti uomini belli. Cos il tipo di famiglia ha finito per fissarsi e determinarsi ed essere cos noto nell'aristocrazia russa, che se parlando di una bella fisonomia vi si dice: rassomiglia ai Barantzew, si ha subito questa imagine: figura alta e ben proporzionata, viso un po' allungato e di una tinta bianca perlacea color rosa nelle guancie, fronte vasta o larga con una finissima rete di piccole vene azzurre alle tempie, capelli di un nero corvino, occhi azzurro-scuri con lunghe ciglie nere.
Questo tipo  cos vivace che al buon tempo antico della schiavit non s'ignorava che esso poteva trasmettersi anche ai contadini ed ai domestici delle propriet signorili. Strana cosa! bastava che il conte od uno dei suoi figli soggiornasse por qualche tempo al castello perch si vedessero apparire in una qualche capanna, specialmente in quelle in cui le contadine erano belle e giovani un fanciullo, che era il ritratto parlante dei Barantzew, coi lineamenti fini e nobili degli eredi di questa famiglia.
Il conte Michele Ivanovitch, degno sotto ogni riguardo dei suoi avi, era un bellissimo giovine; ed inoltre aveva avuto la fortuna di nascere in sul cominciare del regno di Nicola, nel tempo pi glorioso dei reggimenti della guardia pietroburghese.
Dopo aver servito per parecchi anni nel corpo dei corazzieri, e avere spezzato il cuore di molte donne, ci che presso i compagni gli valeva il titolo lusinghiero di  "terrore dei mariti", egli divent, giovane ancora, innamorato pazzo di una sua lontana parente, Maria Dimitrievna Koudriavtzew, che aveva nel viso, come scolpito dallo scalpello di un grande artista, la linea, il segno visibile della razza dei Barantzew. Il conte, tosto ricambiato, di simpatia affettuosa, spos la bella fidanzata, senza per altro abbandonare il reggimento. E forse sarebbe anche arrivato ai gradi pi elevati se non gli fosse capitata una leggiera disavventura al principio del regno di Alessandro secondo; ne fu causa ancora una volta, il sangue bollente e la funesta bellezza dei Barantzew.
Geloso di sua moglie, provoc in duello il preteso rivale, un ufficiale della guardia e lo uccise. La cosa fu soffocata alla meglio, ma nondimeno riusciva difficile al giovine conte rimanere al reggimento, perci present le dimissioni, e si ritir in una sua propriet, lasciatagli in eredit da suo padre.
Questo accadeva nel 1857. Voci confuse di una prossima emancipazione dei servi correvano a Pietroburgo, ma ancora non erano arrivate a Borki, la propriet di Barantzew, dove si continuava a vivere sotto il buon regime antico.
Nessuno avrebbe in quest'epoca potuto valutare con precisione l'eredit del conte, e lui meno d'ogni altro. Bench di molto assottigliata, era tuttavia una bella fortuna, avendo il defunto conte, di felice memoria, fatta una vita fastosa; lui vivente, furono abbattute immense foreste e vendute estese praterie.
Quanto a Michele Ivanovitch, non occorre dire che, dopo aver servito quindici anni in un reggimento di corazzieri, aveva lasciato Pietroburgo non senza qualche debito. Cominci quindi a vendere una parte delle sue terre e ad ipotecare il resto, tanto da poter pagare i creditori pi tormentosi. Per il momento tutto si accomod ed il conte non venne inquietato. L'intendente, uomo abile, sapeva organizzare le cose senza rumore e senza parole inutili; quando il signore aveva bisogno di danaro se ne trovava sempre sottomano.
Il conte Michele Ivanovitch e la contessa Maria Dmitriev si sentivano ancora giovanissimi all'epoca della loro emigrazione in campagna, sebbene le loro tre figliuole fossero di gi grandi. Non avevano n cure n preoccupazioni di sorta alcuna, e nessuno avrebbe avuta l'idea di contestar loro il diritto di godere tutti i piaceri desiderabili. In campagna conservavano tutte le loro abitudini, e la vita scorreva per essi piena d'incanti.
L'insediamento al castello, arredato dal defunto conte, annunciava un gran lusso: trenta cavalli padronali nella scuderia, giardino inglese, aranciera e serre: un esercito di servi sfaccendati. L'unico cambiamento introdotto dai giovani padroni fu un accrescimento di eleganza raffinata, importata dalla capitale, della quale ancora non si aveva alcuna idea in quel paese.
I mobili delle sale da ricevimento furono coperti di stoffe di seta: le finestre ed i pavimenti guarniti di portiere e di tappeti, lusso sconosciuto fin l; i domestici, prima goffamente insaccati nelle antiche redingotes sudicie, eredit dei loro padroni, portavano le livree che l'etichetta della casa esigeva; la cucina fu posta agli ordini di un capo cuoco che aveva fatto il tirocinio al Club inglese; inoltre, fu aggiunta alla folla delle cameriere che dalla mattina alla sera ciarlavano, ricamavano e facevano pizzi, un'elegante guardarobiera libera e pagata.
L'esempio dato dalla giovane coppia esercit un'influenza notevole su tutto il vicinato; gli altri signori si  affrettarono ad imitarla, e non senza ragione. Il prefetto, in un discorso pronunciato in loro onore, parl della nuova vita che essi avevano data al paese.
In fatto, col loro arrivo cominci un'ra di godimenti e di feste; nessuno voleva arrossire dinanzi ai nuovi ospiti, venuti dalla capitale, e tutti cercavano di scuotere la infingardaggine campagnuola.
Le feste, che un tempo erano senza pretese e consistevano in pranzi indigeribili, in giuochi di carte, in danze, furono sostituite da piaceri pi raffinati e pi intellettuali. Un concerto con quadri viventi, ed un ballo mascherato furono organizzati nel capoluogo del dipartimento fin dal primo anno dell'arrivo del conte Barantzew.
Il conte e la contessa, contentissimi dell'impressione che avevano prodotta, erano interamente compresi dell'importanza della loro missione civilizzatrice.
La contessa lavorava insieme al conte con ardore ad affinare i costumi provinciali, e credevasi obbligata a far venire le ricche toilettes da Pietroburgo.
La loro casa era aperta a chiunque venisse; pel pranzo, ad ora tarda, alla moda delle citt, tutti i membri della famiglia erano tenuti a cambiare toilette, come si fa in Inghilterra. Alla zakouska, vale a dire qualche ora prima del pranzo, veniva servita non l'acquavita ordinaria, nazionale, ma l'amaro inglese.
Il castello, costruzione pesante ed antica, coi muri di circa un metro e mezzo di spessore, rammentava nelle sue linee esterne un enorme cofano rettangolare, al quale, non si sa perch, si attaccavano di qua e di l dei balconi fantastici dalle forme pi svariate. Esso apparteneva a quello stile assai caratteristico, che non  enunciato, parmi, in nessun manuale e che pu chiamarsi "stile del servaggio", riconoscibile dalla ricchezza dei materiali, profusi da tutti i lati e che davano a queste costruzioni un aspetto grossolano e pesante.
Ogni particolare mostrava che questo edificio era stato costruito il tempo in cui il lavoro era gratuito ed il proprietario si serviva del materiale che poteva fabbricare nelle sue terre, cuocendo i mattoni nel proprio forno, facendo tagliare le travi nei propri boschi dai suoi servi-falegnami, e facendo delineare il piano dell'edificio anche da un servo-architetto.
Nella divisione dei piani, la casa dei Barantzew assomigliava alla maggior parte delle case di campagna della nobilt rurale d'allora; il primo piano era pei padroni, il pian terreno pei fanciulli, il sottosuolo per gli uffici e le cucine.
La contessa scendeva nel sottosuolo una volta all'anno a Pasqua, quando andava a dare il bacio tradizionale del Cristo ai domestici; nelle camere dei fanciulli vi andava qualche volta, durante la settimana, quando le visite da ricevere o da restituire gliene lasciavano il tempo; ma ci accadeva molto di rado.
In queste stanze crescevano e si sviluppavano tre signorine, affidate alle cure di due istitutrici: la signorina Giulia un'alta bruna, viva e spigliata, di media et, e la signora Night, una vedova rispettabile, dal viso severo e monumentale, inquadrato da lunghi ricci grigi; vi erano, inoltre, altre donne che attendevano al servizio dei fanciulli; la vecchia bonne Anastasia, la cameriera ed una ragazzina, per i piccoli servizi.
Insomma, tutto era regolato secondo i costumi abituali di una casa signorile che si rispetta.
Le signorine erano gi grandi per la loro et; avevano tutte e tre magnifici capelli neri che portavano intrecciati al mattino e sciolti all'ora di pranzo; tutte tre promettevano di essere un giorno bellissime.
Le due pi grandi, Elena e Lisa, una di quattordici, l'altra di tredici anni, erano gi quasi ragazze ed attendevano con impazienza il giorno del loro ingresso in societ, ascoltavano con curiosit passionata ogni eco che loro arrivava dal primo piano, e si lamentavano amaramente delle vesti corte che ancora portavano.
La terza, Vra, non era che una fanciulletta d'otto anni, dal viso tondo e dalle guancie color rosa, ma aveva gi negli occhi quello strano sguardo meditativo proprio dei fanciulli che vivono a parte.
Allora essa non si lamentava di nulla; i suoi istinti conservatori erano molto sviluppati ed aveva per tuttoci che la circondava l'amore incosciente dei piccoli animali domestici accarezzati e viziati. Finora l'idea di criticare qualcuno di quelli che l'avvicinavano non le era mai venuta.
La sua mamma era la pi buona delle mamme, e la sua camera la pi bella delle camere.
Ed infatti, tutto andava mirabilmente nella casa. Ognuno stava al suo posto, e viveva nella quiete propria di ogni societ che ha solide basi, e che non offre alcuno stimolo all'iniziativa personale.
All'amore, vi si pensava, ne ne parlava e sognava spesso in tutti i piani della casa Barantzew. Le gioie e le tristezze che l'accompagnano, soltanto, sembrava dovessero attraversare la larga via diritta e serrata che aprivasi dinanzi ai passi delle tre fanciulle. Per tutto il resto, la loro vita doveva essere perfettamente regolata. Era gi stabilito fra babbo e mamma che Elena avrebbe in dote la propriet di Mitino, Lisa quella di Stepino, e che i Borki rimarrebbero all'ultima figliola. Era cosa gi fatta nelle previsioni del conte e della contessa che un bel giorno, fra tre o quattro anni, arriverebbe immancabilmente un ussaro o un dragone che piglierebbe Elena, poi un altro che prenderebbe Lisa, e infine verrebbe la volta di Vra.
I bambini abiterebbero altrove fuori di Borki, ed altre donne che non fosse Anastasia li servirebbero; ma oltre a questi piccoli cambiamenti, le figliuole vivrebbero l'identica vita della loro mamma, la quale poi aveva continuata quella della nonna.
Tutto questo sembrava molto semplice e molto certo, ed ognuno lo sapeva colla stessa certezza con la quale si sa di dover pranzare domani e dopodomani.
Pure queste previsioni infallibili furono ad un tratto sconvolte da un avvenimento inatteso; inatteso non  la parola, poich eran circa vent'anni che tutta la Russia ne parlava e vi si preparava; ma come tutti gli avvenimenti importanti della storia, parve arrivasse a coglier tutti alla sprovvista.
Or ecco in quali circostanze Vra intravide il primo segno precursore di questo grande avvenimento.
Verso la fine dell'anno 1860 i Barantzew dettero un pranzo di famiglia, Oltre ai soliti - zie, nonne, parenti, vicini - vi era quel giorno un ospite di cui si faceva un gran caso: era uno zio di Pietroburgo, un personaggio molto alto locato in un ministero. Era arrivato la mattina, e fu lui naturalmente che diresse la conversazione durante il pranzo, narrando le ultime notizie delle alte sfere governative, notizie che non si trovavano nei giornali.
Pure, la contessa, pi volte, e proprio quando il racconto sembrava diventasse emozionante, l'interuppe:
- Stiepane, badate - gli disse in francese, accennando col capo ai domestici che servivano il pranzo, conservando la loro abituale impassibilit.
Dopo le frutta si pass nel salone. Il conte si accert che tutte le porte fossero chiuse, poi disse con solennit; "Stiepane! ora potete parlare!"
Vra se ne stava seduta sulle ginocchia dello zio, divenuto ben presto suo amico; ma nessuno fece attenzione alla piccina, supponendo che non avrebbe potuto ancora capire qualcosa.
-  fatta. L'imperatore ha firmato il progetto presentatogli dalla commissione - disse lo zio, con grande importanza.
La contessa, che in quel momento stava versando il caff, lasci cader le braccia divenute inerti, un cucchiaio risuon sul vassoio e qualche goccia di caff cadde sul ricco tappeto del tavolo.
- Dio mio, Dio mio! grid, gittandosi sopra un sof, e coprendosi il viso con le mani.
Tutti rimasero atterriti.
- Ma  possibile che sia gi la cosa inesorabilmente stabilita? domand il conte con una voce che ostentava di esser calma.
- Tutto  fatto, e senza remissione. Al principio di febbraio, il manifesto verr spedito a tutte le chiese parrocchiali e letto al popolo il 19, rispose lo zio, agitando il suo caff.
- Allora, non ci resta che sperare nella misericordia divina, disse il conte con un sospiro.
Per qualche momento un silenzio di morte regn nel salone.
- Ma infine poi, signori, tutto ci passa la misura!  un furto organizzato! disse ad un tratto un vecchio zio del conte, dando un pugno sulla tavola, e balzando dal suo posto, cogli occhi in fiamme, ed il viso, inquadrato da lunghi capelli bianchi, rosso di collera.
- In nome del cielo, non gridate cos forte, zio mio! I domestici potrebbero udirvi! supplic la contessa atterrita.
- Ma spiegatemi come questo avverr. Si avr d'ora innanzi il diritto di non obbedirci pi? chiese la vecchia zia Avina Ivanovna, partecipando alla conversazione.
- Sorella, non dite sciocchezze, le rispose il conte allontanandola con un gesto impaziente. Lasciaci parlare seriamente con Stiepane.
Gli uomini si strinsero in circolo attorno all'illustre personaggio che parlava con vivacit, mentre le signore continuavano a disperarsi.
- Come pu l'imperatore, che ha l'aria cos buona, darci tanto dolore? disse con grande stupefazione una di esse.
Entr un domestico per portar via le tazze, e tutti tacquero subito.
- Signorina, voi che siete rimasta nel salone dopo il pranzo, avete certo udito quel che i padroni hanno detto, domand la sera Anastasia a Vra mentre la metteva a letto.
Vra di tutto ci che si era detto quella sera nel salone, una sola cosa aveva capito, che una disgrazia minacciava l'intera famiglia.
Nessuno le ha raccomandato il silenzio, pure il sentimento di casta  gi cos fortemente radicato nell'anima di questo piccolo animale di razza che essa risponde con dignit:
- Non ho inteso niente, Anastasia!
Tutti ormai sanno che il manifesto non solo era stato firmato dall'imperatore, ma era gi stato spedito in tutte le parrocchie; pure fino all'ultimo momento i signori si cullano nella speranza precaria che il fatto non arriver a conoscenza dei domestici.
Questi, dal loro canto, fan vista di non saperne niente; ogni conversazione nell'ufficio e nell'anticamera cessa immediatamente all'avvicinarsi dei padroni, come usano quelli del salone all'entrata dei domestici
Nullameno, il terribile giorno, il 19 febbraio 1861, cos atteso da tanto tempo, arriva. Tutta la famiglia del conte Barantzew si prepara ad andare in chiesa. La lettura del manifesto imperiale viene fatta dal prete dopo la messa. Fin dalle nove del mattino, tutti son pronti. In quel giorno tutto si fa febbrilmente ma con raccoglimento, come in una cerimonia funebre. Si ha paura di dire una parola di troppo. Anche le bambine sentono istintivamente l'importanza e la solennit di questo giorno: se ne stanno tranquille e non ardiscono domandare nulla.
Due equipaggi attendono davanti alla scalinata; le vetture sono rilucenti, i cavalli coperti delle migliori bardature ed i cocchieri portano le livree nuove. Il conte ha il suo uniforme di parata, le croci e le decorazioni; la contessa  avvolta in una ricca mantiglia di velo e le bambine hanno i loro vestiti migliori.
Le loro signorie prendono posto nella prima vettura, il conte e la contessa nel fondo, le tre bambine davanti. Nella seconda montano le governanti, la guardarobiera e l'intendente. Gli altri domestici vanno a piedi. Non restano al castello che i piccini ed il vecchio Mathias ridivenuto bambino.
La chiesa dista circa tre chilometri. Durante la strada la contessa si copre gli occhi pi volte col fazzoletto profumato. Il conte si mantiene in un silenzio fiero.
La piazza davanti la chiesa formicola di gente. Vi sono circa due o tre mila contadini calati gi dai dintorni, che formano, a vederli da lungi, una massa compatta di caffettani (lunga veste che portano i contadini russi) grigi, costellata qua e l dalle rosse sciarpe delle donne.
- Questo spettacolo mi fa male! Io penso involontariamente all'89, balbetta la contessa.
- Per carit, tacete, mia cara! risponde piano il conte terrorizzato.
Il custode della chiesa  gi al suo posto nel campanile, dove attende l'apparizione delle loro signorie; appena le scorge allo svolto della strada, le campane cominciano a suonare a distesa.
La chiesa  assolutamente piena; ma per un'antica abitudine, profondamente radicata nel loro cuore, tutta questa folla fa largo rispettosamente davanti al conte ed alla sua famiglia, lasciandoli passare innanzi, al loro posto abituale nel coro a dritta.
- Preghiamo insieme il Signore! dice il prete uscendo dal santuario, rivestito dai paramenti sacerdotali.
- Preghiamo lo Spirito Santo, risponde il coro.
Tutta quella folla ignorante prega oggi fervidamente, con estasi. Gli uomini e le donne fanno frequenti segni di croce e profondi saluti. Questi volti bruni e rozzi, coperti da profonde rughe, nella tensione convulsa della preghiera mostrano un'attesa suprema.
Ma non sono n i sospiri n i singhiozzi che riempiono questo tempio. Da tutti i tempii della terra russa una ardente preghiera si eleva al cielo, piena di fede profonda, di speranza passionata; non mai forse dall'era umana sal al cielo una preghiera cos fervida, di tanti milioni di cuori in una volta.
"Signore, Dio nostro! La tua grazia discender su di noi? I nostri dolori sono grandi e durano da secoli! La nostra vita sar migliore?"
Che cosa ci apporta il manifesto imperiale? Gli stessi signori non lo conoscono che per dei "si dice." Nessuno sa bene ci che contiene, poich tutti i preti l'hanno ricevuto chiuso col suggello imperiale, che verr rotto solo all'uscita del servizio divino.
Nella chiesa si soffoca, sebbene le porte e le finestre sieno aperte, per il numero grandissimo dei ceri, e la folla compatta che vi si  ammassata. L'odore ripugnante di tutte quelle vesti impregnate di sudore, delle calzature umide, si mescola al fumo dei ceri ed all'acre profumo dell'incenso. L'aria comincia a mancare, il respiro si trae con uno sforzo anche pi doloroso, e questa sofferenza fisica, aggiungendosi alla tensione dell'attesa, diventa un martirio insopportabile e fa nascere un sentimento di terrore incosciente.
Il prete s'avanza col crocefisso in mano. Passa mezz'ora prima che tutti i presenti vi abbiano posto sopra le loro labbra ardenti.
Ma infine, ecco il momento! Il prete scompare un momento nel santuario, poi torna e si pone dinanzi all'altare portando fra le mani un rotolo di carta, timbrata, dal quale pende il suggello del governo.
- Finalmente si comincia! mormora nervosamente la contessa stringendo con forza il braccio di suo marito con un gesto convulso. Un lungo e profondo respiro si leva dalla chiesa, come se tutta quella folla non avesse che un solo ed unico petto.
Ad un tratto si produce un tumulto inatteso. Quelli che non erano potuti entrare erano rimasti durante la messa tranquillamente nel sagrato. Si odono grida, bestemmie, gemiti di donne e pianti di bambini.
- Mio Dio, mio Dio! Abbiate piet di noi! gemette la contessa, piena di spavento, sebbene, protetta dal coro, non corresse alcun pericolo n lei n i suoi.
L'ordine si ristabilisce subito, ed un religioso silenzio regna nuovamente nella chiesa. Tutti ascoltano con avidit, rattenendo il respiro; non si ode che l'affanno soffocato che esce talvolta dal petto d'un vecchio asmatico, o il grido d'un neonato che la madre culla per farlo subito tacere.
Il prete legge lentamente, con una specie di cantilena, strascicando le parole come quando legge l'evangelo.
Il manifesto ha l'impronta ufficiale, lo stile  pesante ed oscuro. I contadini ascoltano con tutte le loro forze, ma questo documento - che  per essi una parola di vita o di morte - non contiene che parole vuote di senso che non arrivano al loro cervello. L'idea generale rimane oscura, e man mano che la lettura si avvicina alla fine, la tensione appassionata dei loro visi a poco a poco scompare, lasciandovi invece l'inquietudine ed un stupore pauroso.
Il prete ha finito. I contadini restano l senza sapere se sono liberi o no, e sopratutto senza aver ricevuta nessuna risposta a questa questione bruciante e vitale per essi: di chi sar la terra d'ora innanzi?
La folla abbandona la chiesa in silenzio, a testa bassa.
L'equipaggio del conte procede al passo frammezzo ai gruppi dei contadini. Alcuni si scansano togliendosi il berretto, ma non  pi il saluto profondo di prima: essi conservano un silenzio strano e sinistro.
- Vostra signoria! Noi siamo vostri, e voi siete nostri! grida ad un un tratto una voce avvinazzata, ed un contadino sparuto e lacero si getta verso la carrozza e cerca di baciare, correndo, la mano del padrone.
- Basta! grida incollerito un pezzo d'uomo dal viso scuro e severo, allontanandolo col gesto.
Alla sera, tutta la famiglia Barantzew era riunita nel salotto. La signorina Giulia, la zia Arina Ivanovna ed il vecchio zio erano presenti. In tempi ordinari ognuno restava nel suo angolo, ma oggi il sentimento di una sventura comune aveva riuniti tutti questi esseri in un fascio compatto. La contessa, distesa sopra una sedia a sdraio ha la sua solita emicrania, la signorina Giulia le applica alla fronte delle compresse di acqua fredda, il conte, scuro e pensoso, colle mani dietro al dorso, passeggia la camera; lo zio si  rifugiato in un angolo, dove si sente la sua penosa respirazione; la zia fa un solitario traendo di quando in quando dei profondi sospiri.
Fuori imperversa una tempesta di neve; si direbbe che qualcuno geme e piange su pel camino. Le raffiche di vento sbattono le imposte e scuotono le lamiere di metallo che cuoprono il tetto. Questi rumori fanno trasalire e sussultare la contessa sulla sua sedia. L'oscurit invade la stanza. La lampada fumiga e brucia malamente; manca evidentemente l'olio. Ma nessuno par che se ne accorga. I domestici sono di sotto e nessuno s'arrischia di chiamarli.
- I contadini dei Lieski hanno appiccato il fuoco alla casa dei padroni! dice ad un tratto la vecchia zia.
- Eh, ben altre ne faranno! risponde dal suo angolo il vecchio zio.
- S, essi han seminato il grano - continu dopo pochi istanti con voce triste e profetica, vediamo ora quale sar la messe. Poi, indicando la signorina Giulia: Fatevi raccontare da lei quel che  avvenuto nell'89.
- Dio mio! Come l'avvenire  terribile! mormor la contessa.
- Vediamo, cessate dallo spacciarci delle frottole! Il contadino russo non  un giacobino, che diavolo!...
 il conte che parla cos con voce ferma e calma: ma si sente che le sue parole non partono dal cuore e che lui stesso non  tanto tranquillo.
- No, Michele, i nostri contadini sono veri bruti: i nostri contadini sono peggiori dei contadini francesi! risponde la contessa sollevandosi sui gomiti. Tu sai bene che ci odiano...
Una porta stride nella stanza vicina. Tutti trasaliscono, e si voltano tremando. La contessa emette un'esclamazione di spavento.
 la domestica che viene ad annunciare che il th  servito.
Per Vra  l'ora d'andare a letto.
Non trovando nessuno nella camera dei bambini, essa apre la porta del corridoio; dall'ufficio, in cui i domestici stanno cenando, sale un rumore confuso di voci, di risa e dell'acciottolio dei piatti.
Vra ha il severo divieto di discendere nell'ufficio, ma oggi si  interamente dimenticata la bambina che ha paura, e che anche vorrebbe vedere ci che succede in basso. Esita per qualche secondo, ma essendo di un temperamento poco pauroso la curiosit prende il disopra, ed essa discende rapidamente verso il sottosuolo.
La festa  nella sua pienezza.
La mattina i domestici si tenevano ancora riservati, avendo ancora una certa inquietudine, perch non si osava ancora credere alla grande novella; ma verso sera il diapason era salito.
A cena apparve, donde veniva non si sa, una bottiglia di acquavite: si fece qualche libazione e... ogni riserva scomparve. I volti sono in fuoco, gli occhi umidi, i capelli in disordine. Un odore di zuppa ai cavoli, unito ai vapori dell'acquavite ed al fumo acre di un cattivo tabacco, il suono discordante di un organetto e di tutte queste voci avvinazzate avvolsero Vra al suo entrare.
Al vederla tutti tacquero. Ma il silenzio dur appena un secondo e il tumulto ricomincia.
- Signorina! Vieni qua! Non temere nulla, urla il cocchiere. I padroni piangono lass, eh? Si lamentano di non poterci pi tiranneggiare?
- Non  vero. Voi sentite! Nessuno vi ha tiranneggiato. Pap e mamma sono buoni! grid Vra battendo il piede sul suolo in un moto di rabbia impotente.
 il sangue dei Barantzew che parla.
Essa vorrebbe batterli e percuoterli, questi servi imprudenti. L'indignazione e la collera gli fanno obliare la paura.
- Nessuno ci ha tiranneggiato, asserite voi. Ed il vostro defunto nonno, quanti ne ha stroppiati in vita sua degli infelici? Perch ha mandato al reggimento Andrea, il falegname, quando non gli toccava? Ed Arina, che ha mandato a guardare i maiali?
Queste risposte l'assalgono da tutte le parti.
L'organetto si tace. Tutti i domestici si stringono in un sol gruppo e cominciano a raccontare tutto ci che  accaduto nel buon tempo antico. Sono racconti terribili e rivoltanti; Vra non ha mai udito nulla di simile.
- Ma tutto questo l'ha fatto il nonno; pap e mamma sono buoni! dice Vra, non gridando, ma con voce timida e gli occhi velati di lagrime di vergogna.
Tatti tacciono.
-  vero, i padroni giovani non sono cattivi!
Questa conclusione  adottata ma a malincuore.
- S, ma  ben poco che il nostro padrone  diventato ragionevole; quand'era giovane, ne faceva di belle con noi altre, colle ragazze! aggiunge la vecchia economa, che ha sentita anch'essa l'acquavite.
- Voi siete della gente senza cuore e degli empi! Come non avete piet d'una bambina? interruppe ragionevolmente la voce indignata e corrucciata della vecchia governante. Da lungo tempo essa si  accorta della scomparsa della padroncina; l'ha cercata in tutta la casa, ma non le sarebbe mai venuta l'idea di scendere nell'ufficio!
Quella notte Vra rest a lungo insonne. Pensieri nuovi, terribili ed umilianti si affollano tumultuariamente nella sua testolina. Neppure essa sa d'onde le venga questo sentimento di vergogna e di amarezza. Piange a calde lagrime sul suo lettino, mentre gli stessi rumori discordanti dell'organetto, lo stesso scalpitio e le stesse note acute dell'aria di un ballo salgono a lei dal sottosuolo.

 3.
Dopo l'emancipazione dei servi, tutto cambi nella casa, subito.
Le rendite diminuirono tanto che occorse mettere tutto sopra un altro piede. L'intendente, da ottimo ch'egli era prima, divent una canaglia; era insolente col padrone, trovava dappertutto delle difficolt, e non portava mai il denaro a tempo. Lo si licenzi per prenderne un altro; ma con questo tutto andava di male in peggio. Ogni giorno arrivavano, come di sotto terra, delle antiche fatture e dei vecchi impegni, sottoscritte dal conte da tanto tempo che le aveva dimenticate.
Alla vista di ogni lista, il conte, furioso, gridava al furto, ma pure doveva pagare. Ben presto fu necessario vendere le propriet di Mitino e di Stiepino, e le fertili praterie ed i grandi boschi; non rimanevano che i Borki con un pezzetto di terra insignificante. Ma il peggio era che mancava chi volesse comprare, sicch si dovettero vendere a vil prezzo.
Fu necessario licenziare la maggior parte dei domestici; quelli che restarono, abituati fin dall'infanzia a non far quasi nulla, si lamentavano da mattina a sera dell'eccessivo lavoro.
Quanto ai padroni, si trovavano in uno stato permanente di collera, di cattivo umore, e queste dispute rassomigliavano a quelle di un tempo, come le uggiose pioggie d'autunno rassomigliano agli allegri acquazzoni primaverili. Non era pi la gelosia che accendeva queste discordie fra il conte e la contessa, ma il denaro, sempre il denaro. Ad ogni richiesta della contessa, motivata dai bisogni della famiglia, il conte la copriva d'invettive e l'accusava di prodigalit, di negligenza, di mancanza d'ordine. Ogni nuovo vestito per lei o per le bambine generava una scena. E, viceversa, bastava che il conte esprimesse il desiderio di andare in citt, o di far visita a qualche vicino, perch la contessa avesse immediatamente un attacco di nervi; oggi essa non temeva pi le belle vicine, ma aveva paura che egli perdesse danaro al giuoco o ad altri divertimenti di carattere oneroso.
Ogni giorno le cose andavano di male in peggio. Bisogn restringere sempre pi le spese, poich non si arrivava a stare in bilancio. Ma mancando di senso pratico il conte e la contessa non seppero equilibrare il nuovo sistema di riforme: facevano a meno del necessario, contando i pezzetti di zucchero ed i moccoli delle candele, mentre nulla era cangiato sulle grosse spese. L'intendente, il sorvegliante, la guardarobiera, il cuoco, il cocchiere continuarono a rubare ai loro padroni; con questa differenza, che prima ognuno rubava ragionevolmente, quasi direi in coscienza, ora invece le scene continue, le accuse pi o meno meritate, dirette indistintamente al ladro ed all'uomo onesto, esasperavano tutti, ed ognuno cercava di portar via pi che poteva. Era un vero saccheggio organizzato dei beni padronali.
Nella casa tutto portava il segno della ruberia e della mancanza di comodit. Sotto il peso dei dispiaceri e delle arrabiature quotidiane, il conte e la contessa si lasciarono andare, e perdettero il senno e la cura della propria dignit. Quando Vra pensava a sua madre, due differenti imagini le sorgevano dentro: una, giovane, bella, piena della gioia di vivere, era la madre della sua infanzia; l'altra, capricciosa, sgarbata, disordinata, avvelenante la vita propria e quella degli altri, era la mamma dell'ultimo periodo.
I vicini si trovavano tutti nelle stesse condizioni. Ai proprietari sembrava che la terra sfuggisse loro sotto i piedi, ed esitavano, non sapendo come sbarcare il lunario e non sapendo quel che sarebbe loro capitato addosso. Eran finite le feste ed i piaceri, e se due o tre di loro si trovavano assieme qualche volta, era solo per consolarsi e per lamentarsi dei contadini o del Governo.
I pi giovani ed i pi energici abbandonarono i loro beni, e partirono per Pietroburgo, sperando di diventare funzionari. Non restavano che i vecchi.
Elena e Lisa Barantzew, che erano gi diventate ragazze da marito, morivano di noia in campagna e si lamentavano amaramente della lor triste sorte, che aveva davvero giuocato loro un brutto tiro frustrando le loro brillanti speranze.
Fin dall'infanzia tutta la loro educazione aveva indirizzate le loro aspirazioni verso quel giorno felice in cui metterebbero le vesti lunghe ed entrerebbero in societ. Questo giorno era finalmente arrivato, ma ahim, non aveva apportato che un'amara delusione.
La vita di Vra era altrettanto poco allegra. Per ragioni di economia essendo stata licenziata la signora Night con un e qualunque, e la signorina Giulia essendosene andata perch si annoiava, i genitori di Vra pensarono, poich i loro mezzi non permettevano di tenere una governante, di metterla in un liceo di fanciulle, aperto recentemente nel capoluogo della provincia; ma siccome esso non era frequentato che da ragazze della borghesia, la contessa concep per questo istituto una profonda avversione, e fu perci deciso che Vra entrerebbe nell'istituto aristocratico di Smolna.
So ne parl per un anno intero, e quando finalmente la contessa scrisse ad una sua amica di Pietroburgo, per avere tutti gli schiarimenti e le indicazioni necessarie, era troppo tardi. Vera aveva oltrepassata l'et prescritta per l'ammissione.
Allora la contessa ordin ad Elena ed a Lisa di occuparsi della loro sorella minore, ordine che non and affatto a genio delle due signorine.
Ma  per fare il mestiere di governanti che siamo stato allevate? domandarono mettendosi all'opera assai di mala voglia. A udirle, Vra non aveva affatto intelligenza ed era infingarda. Ogni lezione finiva con le lagrime; maestre e scolara pigliavano ogni occasione per abbreviarla; e siccome i genitori si occupavano il meno possibile di questa malaugurata questione, l'educazione della loro figlia minore fu a poco a poco trascurata, poi abbandonata, ed a 14 anni Vra si trov completamente lasciata in bala di s stessa.
L'estate era meno male. Vra passava le giornate intere nel parco, divenuto incolto e selvaggio, o correva attraverso le praterie ed i boschi d'attorno. I fanciulli del villaggio si accigliavano quand'ella si avvicinava loro, ed essa li temeva non poco. Quando le accadeva di attraversare il villaggio, le pareva sempre che si ridessero di lei e che la disprezzassero, ed essa finiva per provare istintivamente un sentimento d'inimicizia contro i contadini.
Nell'inverno errava attraverso le grandi camere vuote senza trovar mai un'occupazione. Per cacciare la noia si era messa a frugare nella biblioteca, ma non vi trov che dei romanzi francesi; disgraziatamente aveva quasi del tutto dimenticata questa lingua che a cinque anni parlava cos bene.
Siccome nella casa tutti erano sempre di cattivo umore, ovunque Vra si presentava, era sempre male accolta. Se andava dalle sorelle, le trovava che questionavano fra loro per una sciocchezza qualunque, o se per caso sembravano d'accordo, Vra non udiva che lamenti e rimproveri all'indirizzo dei propri genitori: "Loro non l'hanno mica passata cos la loro giovent! Ma si sono sciupati tutto, ed ora noi moriamo di noia qui in campagna".
Se andava dalla madre, capitava in mezzo ad una scena con la guardarobiera; all'ufficio poi peggio ancora.
Pareva che l'unico scopo di questi esseri fosse quello di tormentarsi e di divorarsi l'uno con l'altro.
Una sola persona non mormorava e non si lamentava mai, ed era la vecchia governante.
La sua cura maggiore era quella di non lasciar spegnere il lumicino che bruciava in un canto davanti alle sacre immagini.
Bastava che le dessero qualche soldo per comperare un po' d'olio per renderla felice. La povera vecchia, mezzo cieca ed impotente al lavoro, non era stata licenziata, ma la dimenticavano interamente, e per interi giorni nessuno entrava da lei, a meno che la guardarobiera non pensasse a portarle da mangiare, ovvero che la sua antica favorita, Vra, non andasse a trovarla. La piccina entrando nella minuscola cameretta della sua governante, in cui regnava un odore strano - un misto d'incenso, d'olio e di canfora - provava sempre il senso d'una interna quiete.
- Mi annoio, diceva tristamente, lasciandosi cadere sopra una seggiola bassa ed appoggiando la fronte alla tavola.
- Perch t'annoi, mia piccola luce? Bisogna pregar Dio, rispondeva la governante colla stessa voce dolce e carezzante colla quale riprendeva Vra all'et di cinque anni.
E Vra seguiva il consiglio della governante: cominciava a pregare, e pregava con tutta l'anima sua, appassionatamente, con fervore. La religione, coi suoi riti, col suo fasto puramente esteriore, riemp poco a poco il vuoto della sua fanciullesca esistenza.
Quell'anno, nelle tre settimane precedenti al Natale, Vra aveva osservato un digiuno rigoroso a la vigilia del gran giorno non aveva mangiato affatto fino all'apparizione della prima stella.
Sicch quando al crepuscolo vennero i popi (preti russi) a celebrare il servizio divino davanti ad un altare eretto provvisoriamente in un angolo della sala, essa sentiva in tutte le sue membra una dolce spossatezza; le sembrava di non avere pi corpo e di potere ad ogni minuto abbandonare la terra.
Il fumo azzurrognolo dell'incenso riempiva tutta la stanza di una densa nebbia, nella quale scintillavano le piccole luci dei ceri. L'odore acre e dolce andava alla testa; il coro cantava ed a Vra sembrava che le voci venissero da lontano, lontano.
- Io non voglio nulla dal mondo, voglio solo servir te, o Signore, pensava tutta intenerita. L'anima le si riemp di gioia e di luce, e frequenti singhiozzi uscirono dal suo petto.
In quel medesimo giorno avvenne un miracolo, almeno cos Vra chiamava quel che le accadde.
La vecchia governante, sebbene non sapesse leggere, conservava preziosamente qualche libro di piet, e di quando in quando domandava alla signorina di leggergliene qualche po'. Fra quei libri c'era una Vita dei 40 martiri e delle 30 martiri. Appena Vra ne ebbe cominciata la lettura alla sua governante, ne fu subito entusiasta; lo port con s e pass delle ore intere a leggerlo.
- Perch non sono io nata in quell'epoca? Andava ripetendo fra s con rammarico.
Ma in quella stessa vigilia di Natale, poi ch'ebbe fatto voto di consacrare tutta la vita a Dio, trovandosi nell'antica camera da studio, le cadde sotto gli occhi un vecchio numero delle Letture pei bambini, al quale un tempo le sorelle erano abbonate; si mise a sfogliarlo e lesse il primo articolo, dove si raccontava una commovente storia di tre missionari inglesi bruciati in China dai fanatici. Il fatto era avvenuto solo tre o quattro anni innanzi. Ma dunque in China vi erano ancora degli idolatri, vi era quindi ancora la possibilit di guadagnarsi la corona del martirio!
- Signore sei tu che m'inspiri! Tu mi segni la via che debbo seguire e l'opera che debbo compiere.
Fortemente commossa, Vra cadde in ginocchio. Per lei quel giornale non le era caduto sotto gli occhi proprio in quel momento per un puro caso fortuito; essa anzi ci vide un indubbio segno della volont divina che rispondeva alla sua fervida preghiera.
Da quel giorno la sua sorte fu decisa ai suoi occhi. I suoi sogni assunsero una direzione e dei contorni ben definiti. Tutto ci che riguardava la China la interessava vivamente, ed ogni qualvolta a tavola si parlava di quel paese un vivo rossore le saliva improvvisamente alle guancie.
Di una cosa sola temeva: che la China diventasse cristiana prima ch'ella fosse grande.

 4.
La casa dei Barantzew si trovava su un'altura; al nord la collina digradava in un dolce pendio verso un largo stagno, evidentemente scavato gi un tempo dai servi. Tutt'attorno si estendeva un giardino sul tipo dei giardini di Versailles, con lunghi viali dritti, coperti di sabbia, con aiuole dalla forma di vasi, di cuori, e con numerosi boschetti di gelsomini, di lilla e di tigli. Vi fu un tempo in cui questo luogo avrebbe formato la delizia di un dilettante del paesaggio classico; ma oggi che l'antico artista-giardiniere, con tutto il suo esercito di inservienti, era stato sostituito da un semplice contadino aiutato da due ragazzi, l'aspetto del giardino era deplorevole. Sullo stagno pieno di melma turbinavano innumerevoli sciami di moscerini, i boschetti erano quasi distrutti, l'erba spuntava nei viali ed un senso di tristezza vi prendeva alla vista di questo giardino cos pretenzioso ed ora abbandonato.
Ma il parco, che era stato curato meno, ed in cui si era lasciato libero sfogo alla natura, era ancora bellissimo. Un bosco di bossi conduceva ad una collina, la quale scendeva a picco verso un ruscello che al momento della fusione della neve si tramutava in piccolo torrente, di cui in estate non esisteva che un sottile filo d'acqua.
In primavera questo pendio scosceso si rivestiva di un bianco manto di fiori profumati. Nell'aria imbalsamata risuonavano allegre canzoni dei merli, delle allodole, dei rosignoli e di altri uccelletti. In autunno vi si coglievano nocciuole e lamponi selvatici. La neve, l'inverno, ricopriva il suolo con uno strato cos denso che la collina assomigliava ad una massa bianca ed uniforme, punteggiata di piccoli ramoscelli neri.
Da questa parte, il ruscello serviva da confine alle terre dei Barantzew; al di l c'erano i domini del signor Stiepane Mikhailovitch Wassiltzew, il quale a dir vero non era troppo incomodo ai suoi vicini, perch veniva assai di rado al paese. Le finestre e le porte della sua casa di legno a un piano, restavano chiuse; il parco abbandonato non era ormai pi che un terreno ondulato pieno di verde e di ombra.
Wassiltzew passava per un uomo molto sapiente. Professore all'istituto di tecnologia a Pietroburgo, passava l'inverno in questa citt, durante le vacanze viaggiava all'estero e pareva avesse dimenticato affatto questo possedimento dei suoi padri.
Ma un bel giorno, durante quell'inverno memorabile, una carrozza di posta ornata di campanelli si ferm davanti alla scalinata dell'abitazione; vi era dentro il proprietario in mezzo a due gendarmi.
La cosa era avvenuta molto semplicemente. Da lungo tempo Wassiltzew, che si diceva avesse opinioni molto avanzate, era mal visto nelle alte sfere della capitale.
In occasione di un giubileo qualsiasi, gli studenti dell'istituto tecnologico avevano organizzato un banchetto che doveva essere onorato dal granduca in persona, sotto il cui protettorato era posto l'istituto.
Sua Altezza fece capire che non desiderava trovarsi con Wassiltzew, il quale quando lo seppe dichiar che solo un divieto ufficiale poteva impedirgli di assistere alla festa come tutti gli altri professori del collegio. Si capisce che questo divieto ufficiale non gli fu mandato, ed egli nel giorno stabilito, prese tranquillamente posto alla tavola eretta nella gran sala dell'Istituto.
Due giorni dopo, egli ricevette la visita del capo della polizia segreta, che molto cortesemente l'invit a dare le sue dimissioni ed a ritirarsi nelle sue terre con interdizione di uscirne. E per eccesso di amabilit gli fu data la scorta di due angeli custodi sotto le spoglie di gendarmi.
Fu cos che Wassiltzew arriv nella sua casa di campagna.
 facile imaginare l'effetto che questo avvenimento produsse nel paese. Le ragioni che avevano cagionata la subitanea apparizione di Wassiltzew dettero luogo alle ciarle pi esagerate, pi strane; molti vedevano in lui un agitatore pericoloso, costituendo cos attorno a lui un'aureola misteriosa, terribile ed insieme attraente, poich in Russia, a meno di appartenere alla polizia segreta, si prova sempre un istintivo sentimento di rispetto per ogni sospetto o condannato politico.
I vicini pi prossimi di Wassiltzew essendo i Barantzew, non  a meravigliarsi se le due figlie maggiori considerarono subito questo personaggio inviato dal cielo come loro propriet. Era celibe, sebbene non fosse n bello, n giovane - aveva gi passata la quarantina - e poteva passare ancora per un partito desiderabile, data la scarsezza dei mariti disponibili.
Molto probabilmente Wassiltzew sarebbe rimasto molto sorpreso se avesse saputo la parte importante che faceva la sua persona nei discorsi, nei progetti delle due signorine. Uno strano caso volle che durante tutta l'estate ogni qualvolta usciva di casa egli dovesse incontrarle vestite, o l'una o l'altra, in stranissima foggie, ed in pose pittoresche. Ora scorgeva la vivace Elena appollaiata come uno scoiattolo sopra un ramo, che lo guardava con aria furbesca attraverso il denso fogliame; ora era la languida Lisa, nuova Ofelia, che sognava sulle rive dello stagno, tenendo in mano una corona di miosotidi.
E tratto tratto si udivano i piccoli gridi spaventati e graziosi delle due belle sorprese all'improvviso.
Tuttavia, questi incontri non mettevano capo a nulla. Wassiltzew salutava freddamente ed anche poco garbatamente, e passava via senza attaccar discorso. Sicch le due ragazze ne conclusero che il loro vicino ora un orso assai poco cortese.
Ma se fra Wassiltzew e le due figlie maggiori del conte Barantzew non si allacciarono rapporti amichevoli, con Vra invece fu tutt'altra cosa, quantunque il loro primo incontro non avesse nulla di poetico.
Per trovare una distrazione alla sua solitudine ad alla uniformit della sua nuova esistenza, Wassiltzew, approfittando degli ultimi giorni d'estate, faceva delle lunghe passeggiate.
Ma come tutti coloro che non sono iniziati alla vita di campagna nelle provincia russe, gli accadeva di correre qualche pericolo, e di trovarsi talvolta in difficili situazioni. Nessuno dei suoi colleghi aveva mai supposto che egli fosse un uomo senza coraggio, anzi, quando la sua carriera di professore fin in un modo cos inatteso, i suoi amici gridarono con tristezza:
- Era inevitabile! era troppo avventuriero, non poteva che finir male.
Egli stesso aveva coscienza del suo coraggio.
Nei suoi pensieri pi intimi - quelli che non si dicono neppure al proprio amico pi fido - supponeva di poter compiere dei prodigi di valore, e dal fondo del proprio gabinetto da lavoro prendeva spesso parte alla difesa di una barricata.
Nondimeno, Wassiltzew non aveva fiducia che nella propria bandiera; aveva un profondo rispetto pei cani del villaggio, che si diceva avessero fatto a brani un mendicante nella primavera passata, e per il toro che gi per due volte aveva infilato con le corna il suo guardiano; e proprio non ci teneva a fare una pi intima conoscenza con quelle due bestie.
Un bel giorno egli si era allontanato alcun poco dalla via maestra, e se ne andava per certi sentieruzzi appena visibili, secondo era solito, con la testa bassa, assorbito nei suoi pensieri, senza guardare n a destra n a sinistra. Ad un tratto s'accorse che si trovava in mezzo ad una prateria paludosa e che percorreva una stretta viuzza che non poteva abbandonare senza affondare sino alla caviglia; davanti scorreva un ruscello abbastanza largo, e di dietro udivasi il tintinnio ed il muggito della mandra del villaggio.
- Ehi, quell'uomo! Ferma un po' le tue bestie - grid Wassiltzew.
Ma il guardiano, un ragazzo di quindici anni, mezzo idiota, che aveva avuto quell'ufficio solo perch era incapace di qualunque altro lavoro, rispose con qualche suono inarticolato e col suo solito riso imbecille.
Wassiltzew non sapeva a che partito pigliarsi.
- Saltate il ruscello, non  profondo! - gli grid una voce quasi infantile.
Wassiltzew guard d'onde venisse questo ben consiglio, e vide sopra un mucchio di terra, dall'altra parte del ruscello, a una ventina di passi, una fanciulletta di quindici anni circa, con un cappello sgualcito, ed una vesticciola di indiana scolorita.
Vra condotta l dal caso, esaminava unicamente quell'individuo arrestato da un ostacolo cos insignificante.
- Ma saltate senza paura! - grid di nuovo.
Ma Wassiltzew rimaneva indeciso.
Allora Vra discese correndo dal monticello, attravers la prateria, affondando nella melma le scarpe scollate, e presa una panca la lanci attraverso al ruscello, facendo schizzar il fango nelle sue calze bianche, e sui calzoni bianchi del vicino.
Una volta fuori di pericolo, Wassiltzew prov una grande vergogna di essersi mostrato poltrone, abbozz un ringraziamento e rest davanti a Vra, sorridendo forzatamente, non osando lasciarla sotto la triste impressione che egli doveva aver fatta su di lei, e non sapendo come attaccar discordo con quella piccola selvaggia che non cessava di fissarlo ostinatamente.
- Che libro  quello? Si pu vedere? - domand, trovando finalmente qualche cosa da dire.
Vra teneva sotto al braccio la sua preziosa Vita dei martiri.
Wassiltzew apr il libro a casaccio e lesse: "L'imperatore Diocleziano, corrucciato contro l'onesto martire Isidoro, ordin alle guardie di condurlo al Campidoglio..."
- Che sciocchezze! grid involontariamente Wassiltzew.
Gli occhi azzurri di Vra si offuscarono. Con un gesto d'indignazione prese il libro, volse le spalle al suo interlocutore, e senza voltarsi indietro prese la via di casa sua.
Quella sera Wassiltzew pens pi d'una volta al comico episodio della mattina. Ed il ricordo lo fece ridere ed arrabbiare insieme.
Il giorno dopo, senza alcun ragionevole motivo, ritorn al mal passo testimonio della sua vergognosa sconfitta.
Con sua grande meraviglia, vi trov Vra, che seria e pensosa vicino alla sponda del ruscello pareva lo aspettasse.
- Buongiorno, le disse amichevolmente, porgendole la mano.
- Ma  possibile che tutto questo sia falso? Domand invece di rispondere, e levando su di lui i suoi grandi occhi inquieti e quasi supplichevoli.
La vigilia si era offesa udendo criticare il suo libro favorito, ma bentosto la collera era sfumata e vi era sottentrato un sentimento ben pi penoso.
Nell'opinione generale, il vicino era un uomo di molta intelligenza ed erudizione. Dunque doveva saperne qualche cosa. Era dunque possibile che tutta la storia dei martiri non tosse che una fiaba?
Il dubbio la faceva tanto soffrire che sent il bisogno di chiarirlo a qualunque costo.
- Parlate del libro? domand Wassiltzew ridendo. Ma riflettete un po', signorina. L'imperatore Diocleziano regnava a Bisanzio ed il Campidoglio  a Roma. Come poteva egli ordinare alle guardie di condurvi l'onesto martire Isidoro?
- Ah!  cos? Allora non c' che questo di falso?
- Come "non c' che questo"? Mi par che basti.
- Ma  vero che ci sono stati dei martiri?
- Certo.
- E che li hanno tagliati a pezzi, bruciati e fatti divorare dalle bestie feroci?
- Verissimo.
- Ah! Che Dio sia benedetto, grid Vra con un sospiro di sollievo,
- Come? Che Dio sia benedetto? Perch furono martirizzati?
L'originalit di questa fanciulla cominciava a divertire Wassiltzew.
- Ma no, non per questo, grid Vra, confusa. Intendo dire: Dio sia benedetto, perch almeno in quell'epoca vi era della cos brava gente, dei santi, dei martiri.
- Ma ve ne sono anche oggid, disse Wassiltzew, fattosi serio.
Vra gli lanci un lungo sguardo di stupore.
- Ah s, in China, soggiunse subito.
Wassiltzew sorrise.
- Perch cercare cos lungi? Ve ne sono pi vicino.
Vra non lo abbandonava pi cogli occhi ed il suo viso esprimeva una meraviglia sempre pi profonda.
- Non avete mai sentito dire che da noi, in Russia, s'imprigionano le persone, si confinano e si mandano in Siberia, e che talvolta si impiccano? Come potete chiedere se vi sono dei martiri?
- Ma da noi non si deporta e non s'interna nelle prigioni che dei criminali o dei banditi!...
Queste parole uscirono involontariamente dalla bocca di Vra: aveva essa appena avuto il tempo di pronunciarle che il suo viso divenne purpureo.
"Il nostro vicino  anche lui internato", pens essa.
- S'interna anche per altra ragione! disse Wassiltzew a mezza voce.
Essi continuavano a camminare uno accanto all'altra in silenzio: Vra, con la testa abbassata, tirava nervosamente i capi del suo fazzoletto da collo.
Pensieri strani, quasi pazzi, si agitavano per la sua testa. Essa temeva di dire una bestialit, di urtare Wassiltzew; e pure tale questione aveva per lei una importanza cos vitale ch'essa non poteva lasciarsi arrestare dalle convenzioni di delicatezza.
- Quale  il motivo del vostro internamento? domand essa rapidamente, senza guardare Wassiltzew.
Questo sorrise.
- Cio v'interessa molto? domand lui.
Vra fece con la testa un segno affermativo; l'espressione del volto rispose por lei.
- E questi martiri contemporanei v'imbarazzano pure essi?
Gli occhi di Vra brillarono pi vivamente ancora.
- Volete che vi racconti tutto questo? Solamente, io vi avverto che sar obbligato di parlarvi di ben altra cosa ancora.
Il volto di Vra era raggiante.
- Io sar forse costretto di parlarvi anche di Diocleziano e del Campidoglio. M'ascoltate?
- Oh s! certamente.

 5.
All'indomani, Wassiltzew si rec a visitare il conte Barantzew; e presto si stabilirono delle relazioni tra loro: anche quando Wassiltzew propose, qualche tempo dopo, di dare a Vra delle lezioni gratuite, la sua offerta fu accettata con premura, tanto pi che il conte, malgrado tutta la sua leggerezza, provava rimorso al pensiero che la sua figlia cadetta crescesse con un bagaglio di cognizioni assai povero.
Da questo momento le sorelle di Vra, convinte che essa era riuscita a conquistare il cuore del loro vicino, si congratularono ridendo per questa vittoria. Scherzare sul "suo adoratore" divenne ben presto per esse un'abitudine.
Questi discorsi e questi scherzi suscitarono dapprima in Vra un sentimento di compassione e di collera; ma a poco a poco essa vi trov un certo piacere. Non  forse lusinghiero sentir dire che si  saputo ispirare una passione? Questo fatto le dava un'importanza che essa era lungi d'accordarsi prima.
- E bene! come ti ha parlato oggi? si  dichiarato? Non far dunque dei misteri! - Queste erano le domande scherzose che le sorelle facevano a Vra dopo ogni lezione.
E Vera, di malavoglia cominciava a raccontare: raccontava perfino anche ci che non era avvenuto.
Le due sorelle sapevano cos bene spiegare ogni parola pronunciata da Wassiltzew che questa parola veniva ad assumere una significazione molto diversa da quella che aveva egli voluto assegnargli.
Senza accorgersene, Vra era occupata in quasi tutti i suoi pensieri del vicino: e anche la figura non le appariva pi la stessa.
"Una vera pertica, n giovane n bello, un viso terreo o occhi talmente miopi che pareva niente vedessero anche colle lenti!"
Proprio cos essa se lo era rappresentato dopo il loro primo incontro. Ora che egli era passato al grado di adoratore, Vra provava un desiderio cos vivo di farne un eroe che ogni giorno scopriva nella di lui persona delle qualit nuove.
Una volta era il suo sorriso che le sembrava piacevole; un'altra volta rilevava che le minute grinze che si formavano attorno ai suoi occhi quand'egli rideva erano graziose.
Da questo momento, le ore scorrevano sopra un'attesa continua e incosciente; essa vedeva arrivare ciascuna lezione con dei palpiti di cuore, e per tutto il tempo della lezione essa era nervosa e palpitante e si domandava: "Sar per oggi?".
Vra e Wassiltzew sono soli nella camera di studio. La lezione  finita, ma il maestro non se ne va. Egli ha messo il suo libro da parte e dopo essersi abbandonato sopra una poltrona, con la testa appoggiata sopra una mano, resta pensieroso, ci che gli accade sovente.
Vra, immobile,  seduta accanto a lui.
Essa prova un sentimento di fastidio, e non osa muoversi.
Cogli occhi fissi sulla mano magra e bruna di Wassiltzew, essa esamina macchinalmente una grossa vena bleu che comincia al polso e passando fra alcuni peli si restringe all'improvviso e finisce al dito medio. Comincia a cadere la notte: tutti gli oggetti perdono a poco a poco i loro contorni.
A misura che la mano di Wassiltzew va sparendo in questa oscurit, Vra fa degli sforzi per vederla ancora. Una strana energia la tiene fissa sul posto; il suo cuore batte violentemente: essa sente nelle sue orecchie come il rumore lontano d'acqua stillante.
Tutto ad un tratto Wassiltzew ritorn in s.
- Vra, cara fanciulla... comincia lui dolcemente, quasi continuando un suo pensiero e carezzando la mano della sua allieva.
- Ecco il momento! Esso sta per farmi una dichiarazione! dice entro s Vra.
Ma i suoi nervi sono troppo tesi. Qualche cosa le serra il petto e la gola; ancora una parola, essa dovr soffocare.
- Ve ne supplico, non dite niente! Io so tutto... queste parole sfuggono dalle sue labbra come un grido soffocato.
Essa balza dalla sedia e corre verso l'angolo opposto della camera.
Vassiltzew, sbalordito e sconcertato, la guardava in silenzio.
- Vra, figlia mia, che hai? mormor egli infine timidamente.
Il suono della sua voce disingann Vra; essa comprese d'aver fatto un enorme ma terribile sbaglio.
Che fare e come spiegarglielo?
- Ho pensato... m' parso... balbett essa con una voce intelligibile.
Wassiltzew non cessava di guardarla e il viso di lei, sul quale si leggevano la paura o lo smarrimento, assumeva una espressione quasi sgradevole.
- Vra, io voglio anzi esigo che voi mi diciate ci che vi  parso!
Ritto dinanzi lei, egli le serrava fortemente le mani; la sua voce era dura o metallica; i suoi occhi azzurri di miope scrutavano il viso della fanciulla.
Sotto la pressione di quello sguardo investigatore Vra sente di perdere ogni volont, ogni padronanza di s stessa.
Ella sa che la confessione sar terribile; ma fosse anche questione di vita e di morte, essa non potrebbe rispondere: bisogna che dica la verit.
- Ho creduto... che voi foste innamorato di me! mormor essa con una voce soffocata.
Wassiltzev abbandon le mani della fanciulla, come se un serpente l'avesse morso.
- Vra, Vra! Voi non valete meglio delle altre! Grid egli con un tono di rimprovero, uscendo dalla camera.
Vra rest sola, annichilita.
- Quale vergogna! Come vivere dopo ci? questo fu il suo primo pensiero quando all'indomani essa si risvegli dopo alcune ore d'un sonno febbrile.
Sorgeva appena l'alba.
Le sue sorelle dormivano ancora d'un profondo sonno.
Il giorno innanzi, esse non avevano nulla rimarcato niente sospettato; ma che diranno quando lo sapranno?
Essere stata per tutto un mese l'eroina d'un romanzo e non essere pi che una meschina ragazza sciocca e presuntuosa! Quale vergogna, quale vergogna!
Vra nasconde la sua testa sotto la coperta e piange amaramente, convulsivamente, mordendo il guanciale per non farsi sentire.
Lisa si agita. Le due sorelle cominciano a svegliarsi.
- Purch esse non rimarchino nulla!
Questo pensiero asciuga le lagrime di Vra: essa s'alza come se niente fosse avvenuto, si abbiglia, chiacchiera tutto il giorno: perfino ride.
In certo momento riesce anche ad obliare ci che  accaduto; ma essa continua a provare dentro il cuore sempre lo stesso dolore sordo, lacerante, sconosciuto fino a quel tempo.
Finalmente arriv il giorno della lezione.
- Che accadr? pensa Vra, e si sente ghiacciare all'idea di rivedere Wassiltzew.
Verso le tre arriv un ragazzino della casa vicina con una lettera del maestro, il quale fa sapere di non sentirsi bene e prega che lo si scusi di non poter dare la sua lezione.
- Grazia a Dio! dice entro di s Vra con un senso di sollievo. E la vita di una volta, scolorita, piena di noia, ricomincia per essa.
Essa torn a girare per delle giornate intere da una camera all'altra non sapendo che fare. Essa non ha detto niente e pure le sue sorelle sospettano qualche cosa, e la tormentano con interrogazioni dolorose. Vra evita perci la loro compagnia pi che pu.
Cos passa una settimana e ne comincia un'altra. Wassiltzew non viene.
- Egli non verr mai pi - si diceva Vra affannata e quasi irritata.
Intanto, un giorno in cui, sola nella camera da studio, se ne stava a sfogliare distrattamente i suoi libri, essa intese nel corridoio un rumore di passi ben noto.
Il sangue le afflu al cuore: per un istante le sembr che avesse cessato di battere. Il suo primo movimento fu di fuggire, ma prima che avesse potuto mettere il suo progetto in esecuzione, Wassiltzew entr nella camera.
Egli aveva l'aria tranquilla e benevola, come se niente fosse accaduto: nei suoi modi esteriori niente era mutato.
E Vra? Essa lo aveva odiato per tutta la settimana, ma in quel momento un sentimento di gioia intensa, inebbriante riempiva tutto il suo essere. Essa aveva ancora vergogna, dolorosamente vergogna; e pure la felicit traboccava,
- Vra, mia piccola amica, non si pu continuare cos!
La sua voce era calma e carezzevole come se egli avesse parlato con un fanciullo.
- Tra noi  corso un piccolo malinteso, molto spiacevole, ma noi parliamone a lungo una volta per sempre e poi dimenticheremo e saremo buoni amici come prima.
"Io ho quarantatr anni, mia piccola Vra; sono vecchio: ho tre volte la vostra et; potreste essere mia figlia, ma non la mia moglie. Amarvi sarebbe non soltanto stupido, sarebbe disonest da parte mia. Fortunatamente tale pensiero non mi  mai venuto. Ma io vi ho consacrato un'amicizia profonda e sincera e il mio pi ardente desiderio  che voi diveniate veramente nobile, buona e utile.
"Le giovani futili e civette soltanto s'imaginano che un uomo non possa restare una mezz'ora in loro compagnia senza pensare a corteggiarle.
"Ma voi, Vra, non rassomigliate punto a costoro, non  vero?"
Vra non rispose: chin la testa; grosse lacrime tremolavano sull'orlo dei suoi lunghi cigli: in quel momento essa non provava alcun sentimento di odio contro Wassiltzew.
- Ascoltatemi, amica e datemi la mano, continu Michele Stepanovich.
- Per dimostrarvi bene quanto io ci tenga a voi, voglio dirvi ci che non ho detto mai a nessuno.
"Ho amato una volta in vita mia. Dopo d'allora non ho mai amato una ragazza migliore... Ma la sua sorte fu terribile... Ci avveniva dopo l'attentato di Karakosow...
"Tutti erano sospettati, tutti venivano arrestati: bastava pronunciare una parola imprudente per andare in prigione. Anche lei fu arrestata. Le prigioni erano piene ed essa pass sei mesi in una grotta umida e oscura, spesso inondata dall'acqua.
"Quando venne il suo turno di essere giudicata, si trov che mancava qualunque prova contro di lei.
"Convenne rilasciarla. Ma ella era fragile e delicata, e in quella grotta umida aveva contratto una crudele malattia, la pi atroce di tutte quelle che esistono: la carie delle ossa, quella che si chiama la carie delle prigioni. L'agonia dur tre anni.  inutile che io vi dica che non la lasciai per un momento. Ogni giorno io scorgeva l'implacabile nemico procedere nella sua opera di distruzione, e divorarla tutta.
"Le sue sofferenze erano cos profonde che io stesso, che l'amava con tutta l'anima mia, invocai per lei la morte come una liberazione.
"Dopo ci, fanciulla mia, voi comprenderete che un uomo che ha sofferto cos non possa pi amare... E poi, in un paese ove avvengono delle cose di questo genere, si ha il diritto di pensare all'amore, alla felicit?"
L'emozione tronc la parola a Wassiltzew; Vra singhiozzava amaramente.
Dopo qualche minuto Wassiltzew le mostr il ritratto della sua fidanzata prima delle sua malattia; un viso bello e intelligente dagli occhi melanconici e sognatori. Vra non aveva giammai veduto delle fattezze pi nobili: essa applic le labbra sul ritratto come sopra un'imagine di martire, e colle lacrime agli occhi essa rinnov entro di s il suo voto d'infanzia: Conquistare una corona di martire! Soltanto non c'era bisogno di andare a cercarla in China: essa ora sapeva che era possibile trovarla in Russia.
Da quel giorno non vi fu alcun malinteso tra Vra e Wassiltzew, e la loro amicizia fu suggellata per sempre.

 6.
Aprile moriva: in quell'anno la primavera era apparsa improvvisamente. I fiumi s'erano disgelati; la neve s'era fusa da lungo tempo; pure faceva sempre freddo: la vegetazione si svolgeva lentamente, senza energia, quasi a malincuore. In nessun luogo, in nessuna cosa si sentiva la febbre della rinnovazione.
Intanto una notte piovve, e fu una pioggia fine e tiepida; e da quel momento fu come una mala. Sembrava che ogni piccola goccia d'acqua tiepida e profumata insinuasse un fermento nel seno della terra. Avvenne un risveglio generale, circol una passione di vita: tutte la cose si affrettarono a svolgersi, quasi temessero d'arrivare troppo tardi: pareva che ciascuna molecola vivente fosse decisa a difendere il proprio diritto.
All'indomani mattina gli abitanti di Borki rimasero stupefatti. In una notte tutto s'era mutato! Il giardino, i campi, i boschi erano irriconoscibili: neri e nudi la sera innanzi, una leggera verdura li ricopriva il mattino dopo. L'aria era divenuta leggera e profumata.
 il momento della maggior febbre primaverile...
Ogni giorno arrivano dal mezzogiorno nuovi ospiti aerei. Caldi effluvii escono dalla terra, sembra che si distingua il rumore del lavoro strano e misterioso che si svolge nell'interno.  impossibile di fare un passo senza spezzare il germe di una vita nascente.
Un mormorio d'amore sembra elevarsi al disopra dello stagno: in ogni pozza d'acqua pullulano migliaia di forme diverse; e tutto ci si muove, si agita.
Nell'antica camera di studio una ragazza  curva sul tavolo da lavoro; sembra avere 18 anni; la sua statura  slanciata e il suo profilo  finamente scolpito; i suoi occhi azzurri profondi, ornati da ciglie nera sono sognatori.
Un libro aperto sta dinanzi ad essa:  un volume di Dobrolinboff. Facilmente si constata che essa non pu fissare i suoi pensieri nella lettura.
Ogni momento essa leva la testa e si rovescia sulla spalliera della sedia: le sue dita agitano macchinalmente un tagliacarta in avorio.
I suoi occhi esprimono l'impazienza dell'attesa.
Non  facile disconoscere in questa bella ragazza l'antica, piccola Vra.
Dalla memorabile spiegazione avuta con Wassiltzew, tre anni sono corsi nella calma, senza alcun avvenimento esteriore, ma ricchi per essa di lavoro e d'impressioni.
La sua amicizia con Wassiltzew non aveva fatto che crescere e fortificarsi: soltanto essa era divenuta una estranea per la sua famiglia. Le sorelle avevano finito collo stancarsi di punzecchiarla a proposito del vicino e si erano completamente allontanate da lei.
I genitori poi, poich le relazioni con Wassiltzew datavano dalla infanzia, non credevano di dover porvi ostacolo, allorquando Vra s'era fatta grande, obbedendo con ci alla loro incorreggibile leggerezza.
Nondimeno, la considerazione che essi avevano nel passato per Wassiltzew era sensibilmente diminuita in questi ultimi tempi. Gli si rimproveravano gravi misfatti. Prima di tutto egli aveva ceduto ai contadini, senza esigere da loro il riscatto d'uso, tutte le terre, delle quali essi non erano stati fino allora che gli affittuari; oltre il danno che egli si era arrecato, dava cos un pessimo esempio nella contrada. Poi si sospettava che egli desse dei consigli ai contadini delle terre vicine e aveva fatto abortire una certa combinazione escogitata da qualcuno di quei signori per guadagnare nelle divisioni, a pregiudizio dei loro antichi servi.
In somma, quantunque non si potesse formulare alcuna prova positiva contro Wassiltzew, tutti erano d'accordo nel trovare che la sua condotta non era come avrebbe dovuto essere nella sua posizione: sembrava che egli dimenticasse che l'esilio politico obbliga un uomo ad usare molta circospezione. Uno dei suoi vicini aveva ben tentato di fargli comprendere che il governatore del distretto non era disposto ad approvarlo, ma lui non s'era curato affatto di tale consiglio.
Mentre i signori facevano cattivo viso a Wassiltzew, i contadini l'adoravano. Essi avevano cominciato col temerlo e col diffidare di lui quando fece loro donazione delle proprie terre; poi avevano supposto che fosse poco pratico ed anche non molto intelligente. Ma compresero non pertanto che quell'atto non poteva quasi giustificarsi con l'assenza di buon senso; perch ogni volta che andavano a consultarlo per affari lo trovavamo sempre pronto a dar loro un consiglio assennato ed aiutarli in qualunque altro modo. Allora avvenne un vero stato d'assedio: quando si doveva schiarire un affare di famiglia delicato ed imbrogliato od iniziare un procedimento giudiziario si ricorreva a lui.
Terminate le lezioni, Vra e il suo professore fanno delle letture e s'abbandonano ad interminabili colloqui, indugiando sempre sopra argomenti astratti che non avevano alcun rapporto con l'intimit delle propria persone.
Ora, come una volta, essi parlano spesso dei martiri contemporanei. Vra  sempre decisa, anzi decisa pi che mai, ad imitare i loro esempi, ma questa corona di martirio non si presenta nella sua imaginazione che in un avvenire lontano; per un momento la sua vita  piena di un incanto infinito e di giorno in giorno essa sente questa vita migliore e pi felice.
Nondimeno questi ultimi giorni le son sembrati tristi. Wassiltzew era assente per affari che gli avevano affidato i contadini, ed il tempo sembrava lungo alla fanciulla privata della conversazione serale del suo buon amico.
Essa non aveva pi forza a lavorare e si annoiava.
Fortunatamente questi giorni malinconici erano finiti poich il piccolo domestico del vicino era accorso nel pomeriggio dicendo che il suo padrone ora tornato e che sarebbe venuto la sera stessa a prendere il th presso i Barantzew.
- Cos fra una mezz'ora sar qui, pensava Vra, e fu invasa da un sentimento di gioia cos intensa da non poter restare al suo posto e fu costretta, dopo aver messo da parte il suo libro, ad avvicinarsi alla finestra.
I raggi obliqui del sole morente l'abbagliarono: essa fu costretta a chiudere gli occhi.
- Come fa bel tempo fuori! Mi sembra di non aver giammai veduto una primavera cos splendida! Tutto germoglia come per miracolo! Quanto  bello tutto ci! Il mio cuore  pieno d'allegrezza e lagrime di gioia mi salgono agli occhi!
Wassiltzew entrava in quel momento. Vra gli corse incontro con una tale espressione di felicit che egli s'arrest stupefatto. E prendendola per le mani, la contempl con rapimento.
- Vra! quale mutamento! Io ho faticato a riconoscervi. Due settimane fa vi lasciai bambina ed ora vi ritrovo...
Egli non comp il pensiero, ma gli occhi dissero il resto.
Vra si fa rossa e involontariamente abbassa gli occhi. Essa si sente felice di ritrovarsi con lui. In realt, le due settimane hanno cambiate le cose. Giammai per lo avanti le sue mani diventavano ghiaccie, e le sue gote bruciavano tanto alla sua presenza.
Macchinalmente, per nascondere la propria emozione, si mette ad esaminare i libri sparsi sulla tavola.
- No, Vra, mettiamo i nostri studi da parte per oggi; chiacchieriamo piuttosto.
Egli si mette a sedere sopra una sedia presso la finestra e accende una sigaretta.
Vra si colloca accanto a lui, il suo cuore batte rapidamente e palpita come quello di un piccolo uccello.
Si fa notte. In alto, al disopra delle loro teste, il cielo  d'un bleu profondo, si fa sempre pi pallido verso l'occidente e si spezza all'orizzonte in una luce d'un giallo di ambra.
I ranocchi dello stagno hanno intonato il loro coro...
Presso i cespugli che separano la cucina dal giardino si vede scivolare una silhouette femminile con un fazzoletto in testa che spicca su fondo chiaro: essa s'arresta per un momento indecisa, si rivolge, poi s'allontana rapidamente dalla parte del piccolo bosco. Un momento dopo il venticello della sera reca il suono carezzevole d'una voce mascolina, dei bisbigli e delle risa cordiali.
Dalla corte della fattoria arriva il suono della zampogna di un pastore del villaggio.
- Parlatemi di questa faccenda dei contadini. A tavola, oggi, ho inteso delle cose terribili, dice Vra ad un tratto.
Si capisce subito che essa si sforza di parlare, perch la sua voce ha delle intonazioni che non sono naturali.
Wassiltzew trasalisce e pare che si risvegli.
- S, comprendo; mi si accusa - dice lui, passandosi la mano sulla fronte.
"Ma io non dispero di spingere l'opinione pubblica in favore di questi disgraziati. Vi racconter tutto dettagliatamente, Vra, un'altra volta. In questo momento ci sarebbe impossibile..."
Succedono di nuovo alcuni minuti di silenzio, durante i quali si sente il volo delle zanzare nella camera o la nenia del pastore fuori.
- Vra, vi ricordate di una conversazione che abbiamo avuto tre anni fa? In quel momento io era sicuro di me stesso; ero persuaso che mai niente di simile mi avrebbe potuto accadere... e pertanto... Vra, ditemi, non vi appaio molto vecchio?
Queste ultime parole sono appena intelligibili.
Vra vuol rispondere, ma le parole non escono dalla sua bocca.
La mano di Wassiltzew si posa sulla sua, e questo contatto le fa perdere la respirazione; tutti e due non possono parlare e si astengono dal fare il minimo movimento.
- Stiepane Mikhailovitch! Vra? Siete qui? grida la voce di Lisa nel corridoio.
Wassiltzew s'allontana rapidamente.
- Vra, a domani! dice egli, scavalcando la finestra del giardino e scompare nell'oscurit.
*
*   *
Una vera notte di primavera, conturbante e profumata, piena di passione e di un fascino misterioso,  calata sulla terra. Tutte le luci del villaggio sono spente. Tutti i rumori cessano poco a poco. La zampogna del pastore tace da lungo tempo.
I ranocchi si riposano e le stesse zanzare sono stanche. Ogni tanto si sente uno strano fruscio nei cespugli, o l'abbaiamento lamentoso d'un cane che il vento apporta da un villaggio lontano.
Vra non pu dormire. Le pare di non avere aria sufficiente nella vasta camera che essa occupa da sola. Si leva, apre la finestra e appoggia la guancia bruciante contro il vetro freddo. Questo contatto non la rinfresca; il suo volto continua a bruciare, il suo cuore cessa di battere per qualche momento e un'inquietudine piena d'un incanto oscuro occupa il suo essere.
Quale silenzio! Il piccolo bosco appare immenso: gli alberi grandi e neri si sono come ravvicinati per consultarsi sopra un mistero strano e importante.
Tutto ad un tratto un suono vibrante arriva fino alle orecchie di Vra;  una slitta che passa sulla grande via.
L'aria  talmente pura e trasparente che si sente il suono delle campanelle a una grande distanza, cinque chilometri forse: il suono cessa: l'equipaggio gira probabilmente la collina; ma eccolo di nuovo, il suono si fa sempre pi distinto, i cavalli vanno evidentemente al galoppo: si sente gi lo scalpitio, lo schioccar della frusta e la voce del cocchiere. Ma il rumore cessa. Cosa strana! si direbbe che l'equipaggio si sia arrestato in quei pressi.
Strano e impressionante questo suono di campanelli nel silenzio della notte!
E pure si sa che non pu interessare alcuno. Spesso si tratta di un giudice di pace o di un commissario di polizia che arriva al villaggio per redigere un processo verbale.
Ci non impedisce che il cuore non cominci a battere pi rapidamente dal momento che si sentono questi sonagliuzzi argentini sulla gran via.
Qualche cosa sembra chiamarvi, attirarvi verso contrade lontane o sconosciute.
- Come  bella la vita! pensa Vra, e con gesto involontario congiunge le mani come per pregare.
Wassiltzew si diceva materialista, e Vra, conoscendo queste nuove teorie, crede con sincerit di non aver pi fede. Ci non ostante la sua anima si riempie d'un sentimento di riconoscenza infinita e appassionata verso l'essere sconosciuto che le dava la felicit, rivolgeva la sua ardente preghiera, per una vecchia e ineffabile abitudine, verso quel Dio di cui negava l'esistenza.
- Dio mio! Io so che nel mondo vi sono molti dispiaceri, infelicit, ingiustizie! Sono pronta a sacrificarmi per coloro che soffrono, sono pronta a dare la mia vita per essi! Ma non ancora, o mio Dio, non ancora; ora io ho sete di felicit.
E Vra si addorment per alcun poco di un sonno agitato.
"A domani" questo raggio di speranza traversa come un lampo la sua anima incosciente gettandola di nuovo in preda al febbrile delirio dell'attesa.
L'alba spuntava. I galli avevano cantato per la seconda volta; i passeri pigolavano chiassosamente sotto le finestre di Vra, in preda a ad un sonno agitato, con le guance in fiamme e le mani ghiacciate; fu solo dopo il sorgere del sole che s'addorment d'un sonno di piombo.
Cosicch non si svegli che verso mezzogiorno col sentimento che qualche cosa di immensamente felice sarebbe accaduto. Come  dolce ricordarsi d'una gran gioia provata!
E pens a lasciare il suo morbido letto.
- E la mia scuola? Si disse ad tratto. Si lev rapidamente preparandosi a vestirsi, poi, vedendo l'ora avanzata e immaginando che l'ora della lezione fosse trascorsa, si ricoric, chiuse gli occhi e sorrise dolcemente alla sua prossima felicit.
La cameriera socchiuse l'uscio per vedere se Vra dormiva.
- Anastasia, mia cara, perch non mi hai svegliato prima?
- Ma, signorina, sono entrata per ben cinque volte; dormivate cos saporitamente che non ho voluto disturbarvi.
- Che fisonomia strana ha essa, pens Vra.
- Sapete signorina che c' accaduta una grave disgrazia! disse tutto ad un tratto la cameriera con voce commossa e con quel tono di voce proprio dei domestici quando comunicano gli avvenimenti pi disparati.
- Che cosa c'? grid Vra - saltando dal letto. Senza saper nulla il suo cuore prevedeva una catastrofe.
- La polizia  andata questa notte in casa del nostro vicino, rispose Anastasia.

 7.
La terribile notizia fu come un colpo di fulmine. Un colonnello e due gendarmi eransi recati da Wassiltzew, esibendo un ordine vidimato ed emesso dall'autorit superiore che invitava il gentiluomo Stiepane Mikhalovitch Wassiltzew, personaggio pericolosissimo per il paese, a confinarsi a Viatka, paese delizioso ma molto lontano.
Gli si davano tre giorni di tempo per sistemare i suoi affari, dopo di che sar accompagnato a destinazione.
 facile immaginarsi l'impressione prodotta su tutta la famiglia Barantzew da questo avvenimento. Il conte ne fu pi colpito. Come molti dei suoi compatrioti era molto liberale in teoria, e criticava spesso il governo - a porte chiuse - ma alla vista di un funzionario si calmava subitamente e diventava il pi devoto e fedele servitore dello czar.
Nel presente caso la sua abituale mancanza di coraggio si un ai ben giustificati rimorsi. Come aveva potuto permettere che si stabilisse intimit fra sua figlia e quest'uomo pericoloso? Era dunque cieco? Quel Wassiltzew, che ieri ancora considerava come un eccellente partito per Vra, gli diveniva ad un tratto odioso; un vagabondo senza fede n legge, da far vergogna la sua conoscenza. Non potevasi parlare pi di matrimonio fra lui e Vra. La fanciulla era compromessa e forse disonorata.
Come in tutti i casi difficili della sua vita, il conte si fece un dovere di alleviare la sua propria responsabilit, colmando gli altri di rimproveri.
- Tu, mia cara, non sei buona che a curare le tue nevralgie, e non sai custodire la tua figlia, disse alla sua moglie.
La contessa comprese l'umiliazione che risulterebbe per essi da tutta questa storia e gust in anticipazione la dolcezza delle ingenue domande che senza alcun dubbio le avrebbero fatte le signore della citt al loro primo incontro.
Tutti, compresi i domestici, si trovavano in preda a quella paura incoscente che produce in Russia la vista dell'uniforme di un gendarme.
Tutti temevano una inevitabile catastrofe. "Ecco la po lizia giunge da noi," annunci un giorno con un grido di orrore la piccola serva Fienics sentendo il suono dei campanelli della vettura sulla via.
Tutti gli abitanti furono presi da un folle spavento. La contessa corse in camera e si mise a letto pensando trovarvi l'asilo pi sicuro.
Il conte non fece che un salto alla camera di Vra e s'impadron a caso delle carte e dei libri che gli cadevano sottomano gettandole sulle fiamme.
I domestici erano tutti scomparsi. Ma non fu che un falso allarme; un impiegato della dogana che passava; ma ci volle del tempo per rimettersi da quella emozione.
Quanto a Vra, il colpo della notizia era cos intenso, cos orribile che essa rest in uno stato d'abbattimento completo, senza poter misurare questa sventura in tutta la sua estensione e l'infelicit che le sopravveniva, tanto orribile ed inatteso era il colpo.
Il pensiero che Wassiltzew sarebbe stato per sempre diviso da lei  s atroce che non pu pi fermarcisi su. Cosa accadr dopo? Non pu immaginarselo.
Questo domani si rappresenta alla mente sua come un abisso senza fondo dal quale distoglieva lo sguardo. Per allora il suo tormento era il fatto che Wassiltzew partirebbe senza salutarla. Vederlo ancora una volta, un'ora sola, un momento e poi avvenga quel che sia.
Alle volte le sembrava che vedendosi una volta ancora tutto sarebbe riparato e aggiustato in un modo qualsiasi.
Tutti i suoi desideri, i suoi pensieri, la sua volont si convertiva in un solo bisogno: rivederlo!
Ma ci non  facile. Wassiltzew  prigioniero nella sua casa e guardato a vista dai gendarmi. Vra stessa  sorvegliata severamente. Tutta la famiglia la crede capace di un atto disperato e non la si lascia sola un istante; il giorno  guardata dalla madre e dalle sorelle, la notte quest'incarico  dato ad Anissia.
Il secondo giorno volge al fine e Vra non ha ancora trovato il mezzo di lasciare la casa. Era senza notizie di Wassiltzew poich nessuno dei vicini veniva da essa; il giorno seguente, all'alba, lo si sarebbe condotto via e tutto sar finito.
Questo pensiero la fa divenir folle.
- Anissia, amica mia, lascia che io lo veda un'ora sola! Nessuno lo sapr.
- Oh! signorina, ci pensate ancora? risponde Anissia facendo con le mani un gesto di spavento.
- Anissia! Ricordati della tua giovinezza! Spesso tu mi hai narrato come la vita era dura per voi al tempo della schiavit. Per voi, per i contadini  perseguitato Stipane Milchailowitch.
- Ah signorina, mia buona signorina, non ne parlate! Io conosco la bont del vicino. Oh! noi lo compiangiamo dal fondo del cuore. E voi pure compiangiamo. Noi diciamo spesso che sarebbe stato un buon matrimonio; eravamo contenti nel vedervi sposi tutti e due.
"Ma come fare?  la volont di Dio... Signorina, che fate? Perdete il senno, mia colomba. Davanti a me, vile schiava, voi v'inginocchiate!
Vra, al colmo della disperazione, s'era inginocchiata davanti Anissia afferrandole la mani.
- Anissia, se non lo permetti, il mio sangue ricadr su di te! Ti giuro che morr se non lo vedo prima che parta.
Anissia non ha un cuore di pietra; dopo molte raccomandazioni e sospiri promette a Vra di farla uscire per la porta di servizio, pi tardi, allorch tutti dormiranno.
 notte quando Vra, vestita degli abiti di Anissia, con un vecchio scialle sulla testa, esce dalla casa. Il giorno faceva gi caldo, ma la notte ancora gelava leggermente. La strada  coperta di un sottile strato di ghiaccio che scricchiola sotto il passo di Vra; un brivido di febbre scorre le sue membra.
Il ruscello che separa le due tenute  uscito dal suo letto e rende le vie impraticabili; si  costretti a fare un giro di due chilometri, tanto che a Vra, la quale mai si era trovata di notte in aperta campagna, sembra che la strada sia un'altra. Ella non riconosce pi i luoghi che pure le erano familiari.
Ella avanza senza rivolgersi indietro, non provando n paura, n emozione; il dolore per la prossima partenza di Wassiltzew sembra assopito.
La testa le gira, i suoi pensieri sembrano smarriti in una nebbia; pure questa sensazione non ha nulla di spiacevole.
Cammina velocemente quasi non sentisse il peso del suo corpo, come avvolta nelle nebulosit di un sogno; non rivenne in s che all'entrare nella tenuta Wassiltzew. La casa  avvolta nelle tenebre, tutti dormono, da una sola finestra appare una debole luce.
Vra batte dapprima un colpo leggero, timido; nessuno risponde; raddoppia i colpi; si sente allora il rabbioso abbaiare di due cani, e il rumore di un passo;  uno dei gendarmi che arriva tutto insonnolito in ciabatte e colla divisa a traverso; ha in mano una lucerna.
- Chi  che gira la notte? Che volete? borbott nell'aprire la porta. Oh! ma  una fanciulla!
E il suo malumore fa posto alla meraviglia.
- Ho bisogno di vedere il signore, mormor Vra con debole voce; il suo corpo trema ma essa non si perde d'animo.
Il gendarme alza la lucerna illuminando il viso di Vra e l'esamina senza cerimonie e senza affrettarsi: deve essere una cameriera, si disse, e la sua collera svan.
- Eh! carina. Tu sei ben pratica nel cercare il signore di notte, dice con tono beffardo; ma questa sera, vedi, non ti sar facile arrivare fino a lui, aggiunse cangiando tono e divenendo a un tratto rigido.
- Lasciatemi passare, in nome di Dio, supplic Vra, che di tutte le chiacchere del gendarme non aveva capito che una cosa: che le si sarebbe impedito di giungere a Wassiltzew e che essa dovr tornarsene senza aver visto il suo amico. La sua voce esprime una preghiera s intensa e un desiderio cos profondo che il gendarme, che aveva un debole per il bel sesso, cede.
- Bene, bene, non c' bisogno di piangere. Vediamo ci che si pu fare... sono obbligato andarlo a dire al mio colonnello... aggiunse dopo un po' di riflessione.
Lascia entrar Vra, le la attraversare la corte e la fa aspettare nell'anticamera, e scompare da un altro lato, andando dal colonnello, che era stato svegliato dal rumore.
Un subitaneo torpore e una completa insensibilit invadono Vra come dianzi sulla via maestra; senza turbarsi sente che il gendarme avverte il colonnello che l'amante di Wassiltzew vuol fargli i suoi addii; sente la licenziosa domanda del colonnello:  bella? tutto ci non la commuove, come se non si parlasse di lei.
- Diavolo! Lasciatela entrare. Ch'egli si diverta un po' prima di partire. Il gendarme apre la porta dell'appartamento e Vra vi si precipita come una freccia.
- Sei ben frettolosa! dice l'uomo ridendo. Come ti chiami? la bella? Non dimenticarci quando il tuo amico sar partito.
Ma Vra non era pi l.
Essa attravers correndo le due o tre camere che la separavano dalla porta chiusa, da cui filtrava per la fessura una debole luce.
Wassiltzew stava nella sua camera, che gli serviva nello stesso tempo da gabinetto di lavoro.
Egli non era andato a letto, volendo mettere in ordine le sue carte e i suoi libri.
Questa grande camera aveva l'aspetto malinconico che assumono le camere quando si sta per lasciarle.
Biancheria, portafogli, quaderni si accumulavano sullo stretto letto di ferro, la cui coperta giaceva in un canto. Pezzi di carta, lettere stracciate, vecchie pitture ricoprivano il pavimento. Due grandi casse erano piene di libri e gli scompartimenti vuoti della biblioteca rassomigliavano tronchi scheletriti.
Una valigia, da cui uscivano fuori della biancheria, dei vestiti, un paio di scarpe, stava aperta in mezzo alla camera.
Aprendo la porta, Vra sent per la prima volta da che essa aveva lasciato la sua casa una emozione profonda da stringerle il cuore.
Essa s'arrest sulla soglia, senza aver la forza di fare un passo in avanti e di pronunciare una parola.
Wassiltzew le volgeva il dorso, chinato sulla tavola di lavoro, cos assorbito nella sua opera che non intese lo stridore dalla porta.
Allorch dopo un istante si volge, alla vista di Vra, il suo viso non esprime alcuna meraviglia, ma sola una gioia infinita, come se l'aspettasse sicuramente.
Egli si slancia verso Vra e restano alcun poco silenziosi con le mani intrecciate, la gola serrata. Un leggero rumore si sente nel corridoio; si sente la presenza invisibile di uno straniero. Wassiltzew  assalito da un tremito nervoso.
- Vra, amica mia, non siamo soli, ci si ascolta; non diamo le nostre sofferenze in pascolo a quegli scellerati, mormora egli a denti stretti; esso ha subito riacquistato il suo sangue freddo e fa sedere Vra accanto a s su di un divano. Wassiltzew  pallidissimo, le estremit della sua bocca sono agitate da un moto convulsivo, le sue tempie martellano, pur tuttavia continua a parlare con voce calma.
- Io ho messo in questa cassa, o Vra, i libri che ti regalo; noi avevamo cominciato a studiare Spencer; vi troverai qualche nota a matita...
Vra  in un'immobilit marmorea, le sue unghie entravano nella carne, le parole di Wassiltzew colpiscono il suo orecchio ma senza risvegliare in lei alcuna impressione, ad una sua domanda essa risponde con un debole cenno di testa o con un mesto sorriso pieno di sofferenza; essa non osa parlare perch ha la piena coscienza che alla prima parola scoppier in singhiozzi. S'ode il monotono tic-tac del pendolo, un grosso scarafaggio ronzava per la camera fermandosi ad intervalli. Vra ha per tutto il suo corpo la percezione che il tempo fugge come un liquido che esce goccia goccia dalla fessura di un recipiente; cos queste gocce preziose di tempo fuggono rapidamente, il momento della separazione s'avvicina, separazione dolorosa per lunghi anni, per sempre forse. Impossibile dire una parola, fare un gesto affettuoso; essi sono l come se l'uno fosse estraneo all'altra: e sempre udivasi quel rumore nella stanza vicina.
La luce della candela impallidisce, dalla finestra cominciano a penetrare dei deboli bagliori, gli animali si svegliano e tutto annuncia che il villaggio si desta; Vra  invasa da una disperazione indescrivibile; per la prima volta la prossima separazione si presenta ad essa con tutta la forza d'una inevitabile realt; fin'ora la folle e vaga speranza d'un avvenimento imprevisto, ritardante la separazione, ha fatto s che questa fosse considerata da Vra come un fatto ad essa estraneo; ma ora non resta pi nulla.
Wassiltzew apre la finestra, i primi albori d'una splendida mattinata, il profumo dei fiori e tutti quei vaghi rumori d'un villaggio che si desta fanno irruzione nella camera, bruscamente, brutalmente; Wassiltzew richiude la finestra spintovi da un movimento incosciente, e si getta su di una sedia, nel mentre che amari singhiozzi scuotono il suo corpo vigoroso. Con un sol movimento Vra  presso di lui, s'inginocchia, l'abbraccia, lo copre di baci; Amor mio! Mia gioia e mia vita! Non andartene solo, conducimi teco!
Wassiltzew la prende fra le sue braccia non pensando a calmarla, risponde alle sue appassionate carezze, la serra strettamente e le loro labbra si uniscono per la prima volta in un lungo e tenero bacio d'amore.
Subitamente Wassiltzew torna in s, la respinge con un movimento brusco mettendosi e passeggiare velocemente per la stanza.
Vra, in ginocchio, continua a singhiozzare amaramente, e allorch Wassiltzew s'avvicina di nuovo ad essa la sua fisonomia s' alterata come in seguito a una grave malattia.
- Vra, mia adorata, perdonami! quante sofferenze t'ho causato, mia povera amica! Come posso prenderti con me? posso unir te, giovane e piena di vita, a me, uomo a met ucciso! E dato il caso che io lo volessi lo si permetterebbe forse? I tuoi parenti non mi ritoglierebbero a te con la forza?
La sua voce  rauca e interrotta. Vra cessa di piangere comprendendo che tutto  finito.
 giorno, il gendarme viene ad avvertire che si partir tra una mezz'ora.
- Vra, non  meglio lasciarci ora? domanda Wassiltzew.
Essa fa con la testa segno di no, vuol restare sino alla fine. Una inerzia assoluta, un sentimento di irrealt s'impadronisce nuovamente di essa; Wassiltzew ancora parla e agisce come in sogno; tutti i suoi vecchi servitori, cuciniera, intendente, amici, contadini, vengono l'uno dopo l'altro a congedarsi da lui.
Entrano, si segnano davanti alle sante immagini, poscia abbracciano Wassiltzew tre volte serii, raccolti come a una cerimonia religiosa. Parecchie donne con i loro bimbi in braccio restano nell'anticamera manifestando il loro dispiacere con pianti e preghiere.
Vra con gli occhi secchi, le guarda entrare, sospirare e piangere come si guardano degli automi in una strana rappresentazione.
Il colonnello fa colazione nella stanza vicina facendo onore alla vodka; per la porta semiaperta lancia di straforo uno sguardo curioso su Vra senza parlarle; aveva probabilmente capito che non trattavasi d'una cameriera.
Una trocka s'avanza avanti l'uscio; il colonnello vi prende posto a fianco di Wassiltzew, l'uno dei gendarmi monta a cassetta, l'altra resta di guardia.
- Con l'aiuto di Dio!
I cavalli si slanciano e l'equipaggio, rimbalzando, scompare rapidamente dietro i boschi. Il suono dei campanelli s'indebolisce sempre pi, tacendosi infine per dar posto all'armonioso concerto caratteristico delle belle mattine di primavera.
Con la testa bassa, senza volgersi mai indietro, Vra  s'avviava lentamente sulla via del ritorno. Gli alberi in fiore la coprono coi loro rami, lasciando cadere su di essa delle grosse goccie di rugiada profumata.
Il cielo scintilla di mille fuochi, come se il sole si fosse fuso nell'azzurro dell'etere dorando coi suoi raggi l'immensit della volta celeste. In alto, come un'impercettibile punto luminoso echeggia nello spazio una canzone d'amore e di felicit.
Il tempo scorre lentamente e i giorni si seguono uniformi pieni d'una noiosa tristezza.
La partenza di Wassiltzew ha colpito s violentemente Vra ch'essa non ne prova quasi dolore; sembra estinta in essa la facolt di sentire.

 8.
Il tempo passa e il ritorno delle forze quasi la rende pi sensibile alle sofferenze morali; avendo ripreso le sue occupazioni abituali Vra sent il bisogno vivissimo e doloroso di rivedere Wassiltzew, che per tre anni l'aveva aiutata nei suoi lavori quotidiani.
La pi piccola cosa le rammenta il suo compagno assente, ogni oggetto sembra aver serbato qualche cosa di lui, tutto ci che fa le ricorda il passato; un istante di felicit, un qualsiasi episodio della vita quotidiana, che fino allora non aveva colpito la sua attenzione, le fa provare oggi un amarissimo dispiacere.
Lo svegliarsi le  specialmente penoso; alle volte ha dei sogni in cui vede Wassiltzew in modo s vivo, in cui essa sente cos bene la sua presenza, che tutto ci ha un'apparenza cos normale, con particolari cos precisi e netti che Vra non pu tenersi dal dire: No, ci non  un sogno.  la realt! Ma il velo si lacera subitamente, tutto svanisce e Vra si sveglia, si trova sola ed  atterrita dalla conoscenza del suo isolamento.
Il triste stato di Vra va sempre pi aumentando; essa ha vissuto fino ad ora al di fuori della sua famiglia, bastando a lei l'amicizia di Wassiltzew; ed ora la compagnia delle sue sorelle, le loro questioncelle, i loro futili interessi le sono diventati odiosi; ogni qual volta si trovano insieme non brama che di esser sola, non pu pensare seriamente che nella solitudine; e allorch la lasciano essa si mette a pensare, a fantasticare appassionatamente. Le visioni pi insensate le appaiono tante volte; ed ha in s stessa progettato la fuga dalla casa paterna per cercare Wassiltzew che le sembra di poterlo ritrovare anche al di l dell'oceano, e per un istante ne  consolata; ma la realt dalle cose la colpisce: "Io non ho un centesimo e ci sono tre mila chilometri fino a Vintka. E poi, dove si va in Russia senza passaporto? i primi gendarmi che troverei mi ricondurrebbero a casa."
Questi sogni la lasciano in una profonda amarezza; tutto ci che vuol tentare  impossibile, non le resta pi che l'attesa vaga di un miracolo. E questa angosciosa attesa  cos viva che Vra  quasi spinta a una rivolta; un tal martirio non pu pi sopportarlo! Ci deve finire; ma il martirio sembra divenire abituale; ogni nuovo accesso di dolore aggrava il tormento della vigilia, facendo presentire le sofferenze del domani.
Finalmente un giorno che Vra era per soccombere sotto una tristezza infinita, un lampo di felicit brilla subitamente. Essa riceve una lettera di Wassiltzew. Esso non pu scrivergli per posta, poich le sue lettere sarebbero confiscate: cos egli si  confidato a un mercante di sua conoscenza che ha relazioni commerciali con Viatka. La lettera  corta, riservata, senza una parola di tenerezza: sembra che Wassiltzew preveda la possibilit che le lettera cada in mani estrenee; ci nonostante la pi lunga e la pi appassionata lettera non avrebbe causata a Vra tanta gioia come questa; essa diviene quasi pazza di piacere; e come avviene quasi sempre al primo raggio di speranza quando le sofferenze sono state troppo vive, Vra ha un tale impeto di gioia che le sembra che la sua infelicit sia finita. Essa ritrova Wassiltzew, che credeva non riveder pi. Ora che ha la possibilit di scrivergli la sua lontananza diviene un incidente ordinario, e la separazione una pena passeggera, non una sventura irreparabile.
Vra ritiene subito la lettera di Wassiltzew a memoria, ma tuttavia non passa giorno che non legga e rilegga il prezioso foglio. Un'intiera settimana visse di questa gioia, poi continu a vivere nell'aspettativa d'una nuova lettera.
Come tutti coloro che non hanno che un pensiero, che un unico interesse, ella diventa superstiziosa. Nel minimo avvenimento ella vede un buono o cattivo segno e prende l'abitudine di cercare dovunque dei presagi; svegliandosi il mattino le viene in mente che se entrando nella camera Anissia le augura il buon giorno, ci vuol dire che tutto andr bene e che presto ricever una nuova lettera, ma se, al contrario, Anissia va prima a sollevare le tende della finestra, ci  un cattivo presagio; allorch questo pensiero assurdo attraversa il suo cervello, involontariamente aspetta con un battito nel cuore la venuta della donna di servizio; e durante tutto il giorno si sente triste o allegra, secondo la risposta dell'oracolo.
Malgrado tutte le difficolt Wassiltzew trova il modo di mandare tre lettere durante l'estate e l'autunno seguente, e allorch  convinto che giungono a destinazione a poco a poco scrive con un po' pi di libert e di dolcezza. L'ultima lettera  particolarmente tenera e incoraggiante; si lagna d'una tosse persistente, ma sembra che egli  in un felice stato d'animo; per la prima volta egli parla apertamente dell'avvenire.
"Mi fanno sperare - egli scrive - che il mio esilio sia per finire, e anche se questa speranza non deve avverarsi,  certo che fra due anni e mezzo tu sarai maggiorenne e potrai disporre della tua sorte. Fanciulla adorata, se tu sapessi a quali segni di pazzia  in preda qualche volta il tuo vecchio amico che ti ama come un pazzo!"
Dopo questa lettera Vra  all'apice della sua felicit, essa non dubita pi dell'avvenire. I due anni e mezzo non sono l'eternit, passeranno, e allora nulla la potr tenere lontana dal suo amato.
Ohim! questa lettera fu l'ultima. Il mercante, obbligato a partire per i suoi affari, aveva promesso che il suo impiegato avrebbe continuato a far passare le lettere; tuttavia le settimane trascorrono senza che appaia nulla. Vra, che crede fermamente alla felicit, non se ne impensierisce: immagina mille motivi per rendersi ragione del ritardo, ma a poco a poco l'inquietezza l'assale e finisce per invaderla completamente; tutti i suoi pensieri sono concentrati in un punto: ricevere una lettera. Durante il giorno presta continuamente l'orecchio ai pi piccoli rumori che vengono dal di fuori.
Questa sofferenza dell'attesa diviene alle volte cos insopportabile che prova, anche contro Wassiltzew, un sentimento di collera e d'odio.
- Se io non lo avessi conosciuto io vivrei tranquilla come le mie sorelle, dice durante questi accessi; una volta, mentre la sua anima era in preda alla disperazione, ebbe la follia di lacerare l'ultima lettera di Wassiltzew, ma allorquando vede i pezzi di carta sul pavimento ha orrore di s; non ha distrutto con le sue mani ci che ha di pi prezioso? E passa lunghe ore a raccogliere e incollare su di un pezzo di carta i pezzi della lettera.
La primavera  di nuovo venuta; Vra passeggia spesso verso la tenuta vicina, restando per delle ore assisa su di un vecchio sedile in preda ad una cupa disperazione.
Un giorno in una di queste passeggiate scorge una carrozza, che dopo aver lasciata la via maestra si dirige verso la casa di Wassiltzew.
- Che vuol dir ci? di domanda; dove va quella vettura? e il suo cuore batte violentemente.
- Forse va al vicino paese? Ma no; essa traversa un vecchio ponticello ed entra nella tenuta Wassiltzew... Dio, che  mai ci?
L'emozione  cos violenta che Vra pu appena alzarsi; le sue gambe tremano, un doloroso presentimento le serra il cuore, nel tempo stesso che la vaga speranza di sapere infine tutto le balena alla mente.
La verit completa val meglio dell'incertezza.
Si dirige correndo verso la vicina tenuta; ma a misura che vi si avvicina i suoi passi si rallentano e il suo cuore si serra dolorosamente.
Nel cortile, ove  cresciuta l'erba, vede la carrozza vuota, e il cocchiere occupato dei cavalli; il portone centrale chiuso da tanto tempo  spalancato. Vra entra nell'anticamera, poi nel salone; da per tutto vuoto, l'umidit, l'abbandono.
Le sedie, i tavoli, i divani, tutti i mobili sono al loro posto, come al giorno della partenza.
La pura realt di questi ricordi serra il cuore della fanciulla.
Essa si dirige verso il gabinetto da lavoro, ove sente rumore di voci: il vecchio portiere sta aprendo le imposte, che resistono perch arrugginite; l'anziana cuoca, con un gran mazzo di chiavi in mano, asciuga le sue lagrime col suo grembiule; nella semi-oscurit che regna, Vra pu appena distinguere tre altre persone che si tengono vicino alla tavola; una di esse  il commissario di polizia che essa riconosce; le altre, un signore e una signora in abito da viaggio che non ha mai visto.
Appena aperte le imposte il commissario di polizia la riconosce, e avvicinandosele le dice:
- Permettemi, signorina, di presentarvi il signore e la signora Gulowhensky, parenti del nostro infelice Stiepane Milkhailovitch; essi hanno ricevuto comunicazione ufficiale della morte del loro cugino, ucciso dalla tisi a Viatka, e si sono indirizzati a me per entrare in possesso dei beni patrimoniali, che essi devono ereditare secondo la legge...
Questa volta la natura fu clemente con Vra; essa cadde senza conoscenza in preda ad una violenta febbre cerebrale; ebbe il delirio per intere settimane.
La convalescenza fu lunga. Vra prova l'intensa gioia fisica di vivere, sentimento tutto proprio di coloro che escono da una lunga malattia; e sforzasi d'allontanare da s ogni pensiero serio e penoso.
Tutte le sue idee, i suoi desideri si concentrano sui quei piccoli piaceri e quelle piccole noie usuali nei malati; tutto ha per lei l'attrattiva della novit.
Fu un avvenimento nella casa il giorno che le si permise di rimangiare.
Alla fine, quando entra in piena convalescenza e che la sua vita ripiglia il corso normale, essa non si ricorda del passato che a distanza e come attraverso una nebbia.
Un giorno, potendosi sollevare alquanto, suo padre le porta delle carte da firmare, ci che Vra fa con mano tremante, ma il presentimento di qualche cosa di grave  cos vivo, che le impedisce di domandare spiegazioni.
Seppe, qualche settimana dopo, a mezzo d'una lettera consegnatagli da suo padre, che Wassiltzew, morendo, le lasciava una parte della sua fortuna.
"Tu fosti per me una figlia e un'amata, o Vra, le diceva; solo a te io penso, e la tua vita , per me, la continuazione della mia; io nulla ho fatto su questa terra fuorch sognare inutilmente; io muoio senza lasciare traccia di me, come l'erba della prateria che viene falciata o che si secca, dice la canzone, e non lascia pi nulla nel posto da essa occupato.
"Ma tu, o mia Vra, tu sei giovane e forte; io so, o meglio, io sento, che la tua aspirazione  grande e bella; ci che io ho solamente sognato tu lo farai, ci che io ho vagamente previsto tu lo compirai."
Leggendo questa lettera, Vra prova un profondo sentimento di venerazione; essa non prova pi la tremenda e appassionata disperazione dei giorni scorsi; ma sente che un'ombra, come uno spirito, l'accompagner da per tutto rendendole impossibile godere di una gioia egoista e personale.
La malattia di Vra  come il precursore di grandi cambiamenti nella famiglia Barantzew.
Lena si marita con un ufficiale seguendolo in una lontana citt.
Lisa la segue con la speranza di trovare un marito tra i compagni di suo cognato.
Poco dopo il conte  colpito da paralisi e perde la memoria e l'uso delle gambe, ridiventando fanciullo; Vra sola ha la pazienza di assisterlo e sa comprendere le sue parole sempre pi inintelleggibili.
La contessa divenne bigotta e si circond di monache e beghine, passando tutto il suo tempo in pratiche religiose e appartandosi da tutto ci che ha relazione col mondo.
Non  questo il momento per Vra, che deve assistere suo padre, di pensare alla sua vocazione; essa si rassegna senza impazienza, ma anche senza speranza, poich i medici dichiarano che il padre potrebbe ancora vivere una diecina d'anni.
Questa predizione per non si avvera; a capo di tre anni il conte muore subitamente; la famiglia si riunisce un'ultima volta nell'occasione dei funerali, poi si separa e si disperde definitivamente.
La contessa annunci alle sue figlie l'intenzione di entrare in un convento e di vendere i beni patrimoniali, che, infatti, vennero comprati dal vecchio intendente, restando, dopo questa vendita, ventimila rubli all'incirca per ciascuna di esse.
Vra, rimasta sola al mondo e padrona di s, decide di recarsi nella capitale.

 9.
Nel primi tempi della sua vita a Pietroburgo non prova che disgusto; essa acquista subito la convinzione che non  facile rendersi utile, lavorare personalmente alla distruzione del dispotismo, n di unirsi a quei che lo combattono.
Le sue discussioni con Wassiltzew, aggirantesi d'ordinario su soggetti astratti, non l'avevano preparata a nulla. In grazia sua, Vera aveva letto dei libri rivoluzionarii, ed egli aveva spesso dipinto un quadro dalle miserie umane, avente per causa il fatto che la vita umana non  gi basata sulla libert e l'unione, ma sulla concorrenza e la tirannia.
Le aveva parlato dei martiri della libert, di questi eroi che sacrificano ad essa la felicit e la vita istessa; e Vra s'appassion per questi, piangendo pi volte sulla loro sorte, ma mai erasi discusso fra di essi di ci che dovevasi fare per imitarli.
Durante quegli anni di meditazione susseguenti all'arresto di Wassiltzew mai avevaci pensato; il suo scopo immediato era di rompere gli ultimi legami che la stringevano alla famiglia, e la sua ignoranza era tale che essa riteneva i nichilisti come una societ segreta avente organizzazione e un piano ben definito. Cosicch arriva a Pietroburgo - focolare dell'agitazione nichilista - con la speranza di essere subito ascritta nella grande armata sotterranea e di occuparvi una funzione speciale per modesta che sia; ma eccola a Pietroburgo padrona di s e dei suoi atti senza aver potuto ancora raggiungere il suo scopo.
Non sa a chi indirizzarsi, dove trovare dei nichilisti; essa prova anche un'amara disillusione, allorch sa che io non conosco nessuno e che non credo nemmeno all'esistenza d'un grande partito nichilista in Russia.
Si aspettava qualche cosa di meglio da me.
Io le consigliai dei corsi di scienze naturali. Erasi allora fondata la scuola superiore femminile; Vra vi s'iscrisse, ma, pur frequentandola, le sue aspirazioni erano altrove.
Non studiava con ardore come le sue compagne, che aspiravano ad ottenere una patente, tanto da potersi guadagnare da vivere e non essere pi a carico delle loro famiglie; quelle fanciulle non parlavano e non s'interessavano che dei loro studi, concedendosi qualche volta dei divertimenti e non trascurando gli abiti e le altre cose attinenti alle fanciulle. La grande causa della libert umana  loro indifferente, cosicch Vera, pur aiutandole economicamente, le considerava come fanciulle e restava al di fuori della loro societ.
Lo studio la lasciava indifferente.
"Della scienza, diceva, ce ne occuperemo dopo, quando il gran problema sociale sar risolto; io non posso comprendere come avuta l'impressione della grande miseria si possa provare piacere ad esaminare al microscopio l'occhio di una mosca."
Vista l'avversione di Vra per le scienze, volli avviarla allo studio dell'economia politica, senza ottenere per maggiori successi; la lettura dei grandi trattati l'affaticava senza che essa riuscisse ad afferrare il concetto delle loro teorie; essa diceva che la felicit e il bene dell'umanit non si avr che allorquando gli uomini si risolveranno a rendere comune la propriet abolendo l'autorit e la propriet privata.
Questo era per lei un assioma inoppugnabile. Perch considerare la questione dei salari, credito, offerta, domanda, ecc.? Ci non serve che a stornare gli uomini da uno studio pi serio. Nessuno ha il diritto di domandarsi "qual' l'utilit mia personale". Prima devesi cercare di ottenere il benessere comune.
Per la Russia non v' altro mezzo che la rivoluzione sociale.
Ecco ci che mi diceva Vra; per se i miei consigli non erano spesso bene accolti, la nostra amicizia non ne era per questo menomata, ed io subiva lo strano fascino che emanava dalla sua persona. I lineamenti del suo viso erano s puri, i suoi gesti erano s graziosi, nel suo modo di esprimersi c'era tanta sincerit e spontaneit, che con la sola sua presenza mi comunicava una infinita soddisfazione morale. Ma io per non potevo tenermi dal discutere seco cercando di sviluppare la sua intelligenza, e soffrendo nel vederla s indifferente alle questioni di scienza e di progresso.
Dal canto suo mi dimostrava una sincera affezione, malgrado il mio entusiasmo per le matematiche: diceva che a un matematico, essendo un essere bizzarro ostinantesi a risolvere dei rebus in cifre, si pu bene perdonargli delle manie inoffensive, pur deplorandole.
Il tempo passava e Vra era esasperata per non aver ancora trovato il mezzo di rendersi utile alla sua causa santa. La sua salute si alterava, le sue guance impallidivano, l'espressione dei suoi grandi occhi pensosi si faceva sempre pi dolce e malinconica.
Mi ricordo che in una bella mattina d'inverno passeggiavamo sul viale di Nevky; il cielo era terso, il sole prodigava i suoi tepidi raggi, le vetrine dei negozi avevano dei riflessi argentei, ci sembrava di camminare su di un tappeto luminoso che ci rifletteva in mille scintille tutti i raggi del sole, l'aria era pura e vivificante.
Camminavamo a stento poich un'infinit di gente aveva profittato della bella giornata per passeggiare; uomini, donne, fanciulli tutti dimostravano di sentire la gioia di vivere.
- E dire che in mezzo a tutta questa gente potrebbe trovarsi quegli che io cerco! esclam tutto ad un tratto Vra. Ogni volta che io vedo una persona simpatica mi vien la tentazione di domandarle se non  essa.
- Non aver soggezione di me, le rispondevo con voce calma; guarda quel brillante ufficiale, o quell'avvocato cos elegante che sta guardandoti con la sua caramella. Va ad interrogarli: la loro apparenza  piena di promesse.
Vra non rispose e sospir tristamente. Tuttavia alla fine dell'inverno un avvenimento permise a Vra di realizzare le sue aspirazioni.
Ai primi di gennaio, si sparse la notizia di numerosi arresti nelle diverse parti della Russia. Il governo aveva scoperto un complotto socialista. Poco dopo, un rapporto ufficiale faceva sapere ai fedeli sudditi che giustizia era fatta, e che sessantaquattro individui facenti parte di una societ segreta erano stati condannati.
*
*   *
Dopo l'insurrezione polacca, l'attentato a Karakozow contro Alessandro II e l'esilio in Siberia di Tchernichewsky una calma relativa regnava sulla Russia; ci non vuol dire che ogni tanto non vi fossero arresti e perquisizioni; la propaganda rivoluzionaria, imitando quella fatta in Occidente, aveva un altro carattere, per conseguenza non eravi alcun movimento serio; non era cominciata ancora la serie dei grandi attentati. I diritti politici e l'abolizione dell'autocrazia passavano in seconda linea di fronte alle riforme sociali che non potevano essere comprese dal popolo finch questo viveva nell'ignoranza e nell'abbrutimento.
Bisognava dunque istruirlo, lavorare per lui, a lui avvicinarsi e "semplificarsi" come dice Tourquinieff in Terre Vergini.
Le settantacinque persone arrestate appartenevano a questa classe di persone inoffensive che non predicano n bombe n dinamite, erano accusati di mescolarsi al popolo; vestiti da operai, andavano a lavorare negli stabilimenti cercando di fare propaganda; ma ignoranti dei costumi del popolo male riuscivano nel loro intento, e i loro sforzi non avevano altro frutto che il loro arresto.
Per quanto inoffensivi fossero, il governo trattava questi uomini con estremo rigore per mettere un termine ad ogni propaganda. Fu dato l'ordine di arrestare tutti i sospetti (per esserlo era sufficiente vestire da contadino) e di inviarli a Pietroburgo, ove sarebbero giudicati da un tribunale speciale.
Tuttavia ogni accusato avrebbe diritto di farsi difendere e il pubblico avrebbe accesso nella sala.
Certamente non si era compreso in alto che in un paese grande come la Russia, in cui mancano le vie di comunicazione, la libert della stampa, i processi politici sono il mezzo pi sicuro di propaganda.
Molti giovani impazienti, come Vra, di servire la "causa" non ne avrebbero trovato il mezzo per lunghi anni se i processi politici non avessero insegnato loro ogni tanto dove essi dovevano cercare i "veri" nichilisti.
In generale gli accusati di questa specie destano la pi grande simpatia in tutte le varie classi sociali. Non potendo avere rapporti diretti con questi, stringono relazione con i loro amici e parenti, ed  per mezzo di questi che si annodano i rapporti, e la confidenza e l'amicizia si stabiliscono fra gli accusati e i loro ammiratori. Gli  perci che non sorprende come dopo ogni processo politico si ripeta il fatto che raccontano le antiche leggende russe:
"Dieci guerrieri sorgono nel luogo lasciato vuoto da uno dei loro fratelli".
Vra sub l'influenza generale.
Fin dall'annuncio del processo ogni numero della Gazzetta ufficiale divent per essa un soggetto di studio.
Ella sapeva a memoria i nomi dei detenuti, come quelli dei loro avvocati, e non lasci sfuggire la pi piccola occasione per far conoscenza colle loro famiglie.
Cos s'apr dinanzi a lei un vasto campo per la sua attivit, che desiderava da tanto tempo di svolgere Settantacinque famiglie piombate nella disperazione e nella miseria avevano bisogno del suo aiuto. Essa finalmente avrebbe conosciuto quelli coi quali aveva comuni le idee e i sentimenti.
Appena conosciuti i nuovi amici, Vra, come era naturale, abbandon i corsi alla scuola superiore, e non si fece vedere da me che a lunghi intervalli.
Allorch dovevasi fare una colletta, o bisognava allogare in qualche istituto un fanciullo, o bisognava procurare un avvocato che s'incaricasse della difesa di un accusato, Vra non risparmiava fatica n per s n pei suoi amici.
Alla fine di aprile, chiuso il periodo d'istruzione, il tribunale incominci le sue sedute. Fin dalle sei del mattino una folla di gente stazionava davanti la porta del tribunale; la maggior parte per deve accontentarsi di avere le sole notizie, perch non possono entrare che le persone munite di biglietto.
Alle nove e mezzo si d accesso e noi entrammo nella sala del tribunale, passando in mezzo a due file di gendarmi.
Appariva chiaro che il pubblico era composto da due distinte classi di persone. L'una, che faceva parte della cosiddetta buona societ e che per conseguenza aveva maggior facilit di procurarsi i biglietti, era venuta come ad uno spettacolo raro; c'erano delle signore in abito nero come vuole l'eleganza, munite dell'occhialino, evidentemente per non perdere nulla del dramma che doveva svolgersi dinanzi a loro.
Non avevano forse, a questo bisogno di distrazione, sacrificata la loro abitudine di levarsi dal letto a mezzogiorno e superato il disgusto causato dal contatto della folla? Molti uomini portavano l'uniforme, altri erano decorati, e quasi tutti avevano l'apparenza di alti funzionari. Per alcun poco, un gran silenzio d'aspettativa regn fra di essi, ma ci non dur a lungo.
Si era fra conoscenti, si scambiavano i saluti, gli uomini offrivano gentilmente i loro posti alle signore, si discuteva; le voci, quasi susurro dapprima, si elevano a poco a poco, e se l'ora mattutina e le mura bianche della sala non avessero richiamato alla realt delle cose, potevasi credere di essere in un salotto.
Gran differenza corre fra questo gruppo di mondani e i parenti e gli amici degli accusati.
La tristezza fissata sui loro visi, l'incuria degli abiti, lo sguardo continuamente fisso sull'uscio per il quale dovranno entrare gli accusati, l'accasciante silenzio, tutto in essi denotava l'angoscia dell'attesa, l'apprensione della catastrofe finale.
Alle dieci precise, annunciati dal grido dell'usciere Signori la corte, entrarono dodici senatori, personaggi dall'apparenza rispettabile, con sul petto pi decorazioni che non capelli in testa, e senza affrettarsi, con solennit presero il loro posto.
Poi una porta laterale si apre: scortati dai gendarmi entrarono i detenuti, fra questi delle fanciulle.
Erano tutti giovani, il pi anziano non aveva ancora trenta anni, il pi piccolo ne aveva diciotto, eppure il loro viso  pallido e smunto e i loro lineamenti sono alterati dalle sofferenze; vestivano accuratamente, come se avessero indossati i loro abiti di festa; alcune delle fanciulle erano molto belle, l'emozione coloriva il loro viso e faceva brillare fieramente i loro occhi.
Sembrava che alla vista dei loro congiunti e amici avessero dimenticato l'importanza di quel momento, il terribile giudizio che forse per lunghi anni avrebbe tolto loro ogni gioia e ogni speranza; per lunghi mesi erano stati separati dal mondo intiero, ed ora questa era la prima occasione di rivederli. Scambiavano con loro sguardi pieni di tenerezza, quasi fossero felici. I parenti, gli amici non riuscendo a soffocare la loro emozione si slanciarono contro la balaustra, e ad onta dell'opposizione fatta dai gendarmi, parecchi riuscirono a stringere la mano dei loro amici e parenti accusati.
Parecchi testimoni di quella scena commovente non l'avranno dimenticata. I funzionari, le signore stesse e persino gl'insensibili, tutti ne furono profondamente scossi, tutti dimostrarono simpatia per gli accusati, per gl'infami nichilisti...
Pi tardi, forse, avranno arrossito ripensando alla loro condotta, ma in quel momento non poterono padroneggiarsi.
Ma tutto ci non dur che un minuto, subito i carabinieri riuscirono a ristabilire l'ordine.
*
*   *
Il dibattimento  al termine, e il procuratore incomincia la requisitoria.
Nonostante la gravit dell'atto d'accusa, gli accusati prestano poco attenzione alla sua eloquenza; e con segni e con sguardi procurano d'interrogare i loro amici e comunicarsi le loro impressioni; essi sono felici come se avessero avuto una vittoria, tutto dimenticano e le sofferenze provate e l'atrocit della sorte che li attende.
Il procuratore - giovane ancora - aspira a percorrere rapidamente la sua carriera, e per conseguenza il suo discorso  sin troppo eloquente; per pi di due ore dipinge con foschi colori il movimento rivoluzionario in Russia.
Con la facilit colla quale un botanico classifica il suo erbario, egli distingue in categorie e sottocategorie gli accusati, avvertendo che ciascuno di essi ha degli incarichi speciali; egli si scaglia pi specialmente contro cinque degli accusati, fra i quali due donne; giovane l'una dal viso pallido e allungato,  figlia d'un alto funzionario; i suoi compagni l'hanno soprannominata la santa; l'altra, maggiore di et, di complessione robusta, appartiene evidentemente a un pi basso ceto; il suo viso largo e privo di qualsiasi finezza rivela il fanatismo che l'anima. Fra gli uomini vi  un intelligente operaio, un maestro di scuola, tisico all'ultimo stadio, e un tal Pavlenkow, studente di medicina, ebreo di nascita; costui, pi degli altri, eccita all'eccesso l'indignazione del procuratore; quando esso parla di Pavlenkow il suo furore non conosce limiti, e gli attribuisce il carattere di un Mefistofele.
Gli altri sono certamente pericolosi, dice il procuratore e il dovere della societ  di garantirsi da loro, ma delle circostanze attenuanti militano in loro favore, le loro teorie sono errate ma essi vi credono sinceramente, per Pavlenkow, invece, la propaganda rivoluzionaria non  che un mezzo per elevarsi al disopra degli altri, lasciandoli nel fango; egli  stato fornito dalla natura di un ingegno straordinario e questo dono prezioso non gli serve ad altro che a trascinare s e i suoi amici nell'abisso.
Seguendo l'uso dei suoi colleghi francesi, il procuratore fa la storia di Pavlenkow sin dalla sua infanzia, rappresentandolo come un fanciullo pieno d'amor proprio, allevato da genitori poveri e privi di qualsiasi principio, incapaci per conseguenza di sviluppare nei loro figli quella forza morale necessaria a resistere alle cattive inclinazioni. Il giovane Samuele  posto a scuola e conquista il grado di baccelliere mediante gli aiuti di un negoziante ebreo che era stato colpito dalla sua intelligenza. Ma la scienza  incapace di ispirargli dei sentimenti nobili.
Entra alla scuola di medicina, fortuna rara per un povero ebreo. Ci nonostante, invece di ringraziare Dio e serbare eterna riconoscenza ai suoi benefattori, Pavlenkow continuava nei suoi sentimenti perversi, generati in lui dalla miseria e dalle umiliazioni subite nell'infanzia.
Nemico di ogni autorit, non usa la sua intelligenza, la sua energia, tutte le sue facolt che per conquistare un ascendente sui suoi compagni di studio appartenenti a rispettabili famiglie, nella speranza di associarli in manifestazioni sovversive.
Il procuratore mette fine alla sua requisitoria chiedendo ai giudici di applicare per Pavlenkow la legge in tutto il suo rigore. "Criminali simili non devono ispirare alcuna piet"!
Durante questo discorso non abbandonai mai collo sguardo il viso dell'accusato; brunissimo, egli aveva il tipo israelita molto accentuato.
La sua persona interessava, sotto un certo punto di vista, pi di quella dei suoi compagni, poich egli era il maggiore di et e sembrava avere ancor maggiore esperienza.
In esso non eravi nulla di puerile; i suoi occhi bellissimi distinguevansi per una grande espressione d'intelligenza, ma un sorriso amaro e sarcastico errava sulle sue labbra.
La sua fisonomia contraevasi nervosamente e le sue mani tremavano.
Solo lui non aveva manifestato gioia alla vista dei suoi compagni, e non aveva cercato fra il pubblico presente nessun amico; egli seguiva con grande attenzione, prendendo delle note, la requisitoria, senza mai dipartirsi dalla sua calma usuale, per offensive che fossero le parole del pubblico ministero.
Un breve riposo segu la requisitoria. Si conducono via gl'imputati, e tutti, giudici, avvocati e pubblico vanno a far colazione.
Nella seduta seguente gli avvocati incominciano le difese. Non  cosa facile in Russia difendere una causa politica, malgrado che questo sia il miglior mezzo, per un ambizioso, di farsi un nome, poich basta che un avvocato perori la sua causa con fuoco e convinzione per classificarlo fra i sospetti.
Molti si ricordano ancora di eloquenti difese punite con l'esilio in via amministrativa.
Tuttavia, ad onore del foro, si trovano sempre uomini abbastanza generosi che, senza speranza di alcun compenso, difendono accusati politici.
Anche questa volta gli avvocati si assumono la responsabilit dell'ingrata difesa; essi non si affannano a discolpare gli accusati della partecipazione al movimento rivoluzionario, ma solo cercano di dimostrare come i loro atti hanno una causa nobile e priva d'interesse, permettendosi di sviluppare teorie fin troppo ardite, usando frasi ed espressioni appena ammissibili in un processo politico.
Gli sforzi del presidente per porre argine a ci sono vani e ad ogni interruzione rispondono coll'esprimere teorie audacissime.
Il pubblico aumentava ognor pi la sua simpatia per gli accusati; qualcheduno dei presenti, venuto per pura curiosit, ascolta meravigliato teorie e giudizi ai quali non aveva mai pensato.
Come Vra, che credeva fermamente che il socialismo solo potesse avere la possibilit di risolvere tutti i problemi, cos essi avevano accettato in buona fede l'opinione generale che i nichilisti sono dei pazzi.
Cos non deve recare meraviglia se al pubblico, che impara a conoscere le idee di questi odiosi nichilisti, e in luogo di vedere i terribili mostri che erasi figurato, non ha dinanzi agli occhi che dei giovani ardenti e pieni d'abnegazione, s'apre un nuovo orizzonte.
L'aspetto della cose s' mutato: del disprezzo e del sarcasmo di prima non resta che una grande benevolenza che tende a mutarsi in entusiasmo.
Solo i giudici conservano la loro abituale impassibilit. L'eloquenza dei difensori li commuove poco; essi hanno delle istruzioni precise ed  facile prevedere quale sar il loro giudizio. La loro fisonomia esprime piuttosto stanchezza e impazienza.
- Quando finir? sembrano domandarsi.
Ma viene la sera e il presidente toglie la seduta.
L'indomani si ricomincia da capo e ci dura per ben sette giorni, durante i quali l'interesse del pubblico va sempre pi aumentando.
Fra i pi vivaci discorsi degli accusati bisogna citare quello di Pavlenkow, discorso poco notevole dal lato giuridico, ma d'una forza e d'una espressione particolare comunicatagli dalla sua grande semplicit.
- Il signor procuratore, disse egli terminando il discorso, vi ha narrato come io fossi un povero ebreo miserabile; ci  vero; ma  appunto per questo,  perch io conobbi la miseria, e perch io appartengo ad una nazione disprezzata, che io sento grandissima simpatia per quelli che soffrono e che lottano.
"Allorch vidi l'impossibilit d'una soluzione coi mezzi ordinari mi sono deciso ad adoprare i mezzi estremi, non curandomi se ci fosse o non fosse permesso dalla legge. Il signor procuratore ha chiesto per me l'applicazione della legge in tutto il suo rigore; sta bene. Che si faccia di me quel che si vuole, io appartengo ad una razza che sa soffrire e io non chieggo n piet n commiserazione".
Chiuso il dibattimento i giudici si ritirano nella sala del consiglio, ma il pubblico non abbandona l'aula.
Ripresa la seduta, dopo due ore, il presidente, con voce lenta e solenne, legge la sentenza, che dura un'ora.
La maggioranza degli imputati  condannata alla deportazione in Siberia o in altre lontane provincie; i cinque principali accusati sono condannati a pene varianti fra cinque e venti anni.
Come era naturale, Pavlenkov ebbe il massimo.
Nelle sfere governative questa sentenza fu considerata molto clemente.
Ben differente  l'impressione del pubblico che riempie l'aula; questo verdetto lo rende attonito e stupefatto. Ha vissuto, durante un'intera settimana, della vita degli accusati, ha imparato a conoscerli personalmente e a stimarli; cosicch gli  impossibile restare indifferente alla loro sorte.
Un silenzio profondo regna nella sala, silenzio interrotto da singhiozzi disperati.
Io guardo Vra. Pallida come un cadavere ella sta appoggiata alla balaustra, con gli occhi smisuratamente aperti, con quell'espressione estatica che ha qualche volta il viso dei martiri.
La folla se ne va lentamente in silenzio.
Fuori splende la primavera, l'acqua scende dalle grondaie, correndo in ruscelletti lungo i marciapiedi, l'aria  pura e fresca. Le atrocissime emozioni provate non sembrano pi che un doloroso incubo e non una dolorosa realt.
L'immagine di que' dodici vecchi pronuncianti un verdetto spietato, che tronca dalle radici la felicit e l'avvenire di settantacinque vite giovani e rigogliose, questa immagine si perde nella nebbia lasciando a ciascuno l'impressione di un'amara ironia.

 10.
Passarono due mesi e mezzo senza che Vra desse sue notizie; io non ebbi il tempo di cercarla.
Un giorno del mese di maggio avevo degli amici a pranzo ed eravamo appena passati nel salotto, allorch entr Vra.
Ma gran Dio! Qual cambiamento! Durante tutto l'inverno essa non vest altro che una specie di mantello nero, sottana da prete, come dicevo io scherzando. Ora era vestita d'un abito turchino pallido, in stoffa leggera all'ultima moda; alla vita aveva una cintura d'argento cesellato; abito che le stava a pennello e la faceva sembrare pi giovane di parecchi anni. Ma la sua metamorfosi non si limitava al solo abito; essa sembrava raggiante di gioia, le sue gote erano colorite, i suoi occhi gettavano bagliori. Mai m'era apparsa in tutta la sua ideale bellezza.
La maggior parte dei miei amici la vedevano per la prima volta e ne furono impressionati; appena si mise a sedere si fece cerchio intorno ad essa.
Prima, quando le accadeva di trovare degli estranei in casa mia, Vra si ritirava in un canto ed era impossibile farle pronunciare una parola. Selvaggia per natura, evitava istintivamente di conoscere tutte le persone che le sembrava non simpatizzassero coi suoi ideali. Ma questa volta evidentemente essa trovavasi in una affettuosa e cordiale disposizione d'animo e aveva una parola gentile per tutti.
Sembrava che sentisse il bisogno di far parte a tutti della gioia traboccante dal suo cuore; essa che aveva in odio i complimenti, li accoglieva oggi senza scomporsi, anzi rispondendovi giustamente e con spirito.
Io non potevo esserne persuasa. Dove aveva imparato quel fare, quel fine spirito, quella eleganza?
Forse un ricordo del passato? Sotto la nichilista troverete sempre la gran signora!
Tuttavia questa eccitazione non dur molto; Vra divenne taciturna e i suoi occhi s'empirono di tristezza.
- Se ne andranno presto? mi disse a bassa voce.
Fortunatamente i visitatori cominciavano ad andarsene.
- Vra cosa hai? Non ti riconosco pi, le domandai appena fummo soli.
Per tutta risposta Vra mi fece vedere al suo dito l'anello matrimoniale.
- Vra! tu ti mariti? esclamai sorpresa.
- Ci  gi fatto! Oggi a mezzogiorno mi sono sposata.
- Vra! Che dici? Dove  tuo marito? aggiunsi assolutamente sbalordita.
Il suo sguardo brill subitamente, e sulle sue labbra apparve un sorriso estatico.
- Mio marito  in prigione! Ho sposato Pavlenkow.
- Ma tu non lo conosci! Ove vi siete visti?
- In nessun luogo. L'ho visto da lontano durante il processo, e oggi un quarto d'ora avanti la funzione abbiamo potuto scambiare poche parole.
- Ma infine, che vuol dire ci? continuai io senza comprender nulla.  forse come Giulietta, che fu attirata improvvisamente da Romeo; oppure ti sei innamorata di Pavlenkow durante il violento discorso del procuratore generale?
- Non dire sciocchezze, fece Vra interompendomi severamente. Non si tratta d'amore. L'ho sposato perch cos dovevo fare: era l'unico mezzo per salvarlo.
Io mi tacqui, pur continuando ad interrogarla con lo sguardo.
Vra, senza fretta e senza commozione, come se avesse parlato di cose le pi comuni, incominci:
- Ecco: dopo il giudizio io ebbi una lunga conferenza con gli avvocati. Tutti erano d'avviso che la sorte dei condannati non era terribile, salvo quella di Pavlenkow. Il maestro di scuola sarebbe ben presto morto, essendo egli all'ultimo grado della tisi; gli altri sarebbero andati in Siberia, d'onde ritornavano dopo scontata la pena, per dedicarsi nuovamente alla propaganda. Ma per Pavlenkow meglio sarebbe stata una condanna a morte, almeno non avrebbe sofferto molto, non avrebbe subito un lungo supplizio di vent'anni di lavori forzati.
- Molti altri hanno subito questa pena, osservai io timidamente.
-  vero, ma  ben differentemente applicata. Se Pavlenkow fosse un delinquente comune, il pubblico ministero non avrebbe spiegato tutta quella eloquenza per presentarlo al tribunale come un essere eccezionale, e lui non sarebbe stato colpito da una condanna cos forte; lo si sarebbe inviato in Siberia, il che, dopo tutto, non  una gran disgrazia. Laggi si vive come altrove, e vi sono tanti condannati politici che formano quasi una forza, e le autorit sono spesso costrette a patteggiare con essi. I condannati possono corrispondere fra loro e con i loro amici, e se la vita divien loro insopportabile fuggono; parecchi sono riusciti cos a salvarsi.
"Ma il governo ha per i condannati politici una pena ben pi terribile; se vuol sopprimerli, li rinchiude nel rivellino d'Alessio, che  una costruzione legata alla fortezza Pietro e Paolo, a Pietroburgo stesso, sotto gli occhi dell'autorit.
"In questo carcere nessuna indulgenza, nessun favore; il sistema cellulare vi  applicato rigorosamente; subire questa pena significa esservi seppellito vivente, senza poter avere rapporto cogli altri detenuti, n cogli amici di fuori; insomma significa restare solo al mondo.
"Malgrado la loro indifferenza, i nostri padroni raramente condannano a morte. Che si direbbe all'estero? Ma essi hanno il rivellino d'Alessio. I mezzi sono differenti ma l'effetto  lo stesso.
"Quanti condannati politici ha inghiottito questo rivellino? Si  inteso mai dire che qualcuno ne sia uscito vivo? Un mese o due dopo, i congiunti sono avvisati che il tale o tal altro ha reso la sua anima a Dio, o  diventato pazzo, o si  suicidato. Dicesi che nessuno abbia potuto sopportare questo supplizio per pi di tre anni. In questo maledetto rivellino Pavlenkow doveva essere sepolto".
Vra si arrest pallida per l'emozione, tremante e con le lagrime agli occhi.
- Ma come potrai tu salvarlo? domandai con impazienza.
- Ora lo saprai, mi rispose Vra, ridivenuta calma. Quando conobbi la sorte che lo aspettava provai una immensa piet; giorno e notte pensavo a lui. Andai da un avvocato per sapere se egli avesse potuto far nulla. Assolutamente nulla, mi rispose; una leggiera speranza vi sarebbe se Pavlenkow fosse ammogliato, poich le nostre leggi permettono alla donna di seguire il marito anche ai lavori forzati: se essa supplica l'imperatore, questi nella sua bont le concede di andare in Siberia. Disgraziatamente Pavlenkow  celibe.
"Io compresi subito ci che dovevo fare. Bisognava domandare all'imperatore il permesso di sposare Pavlenkow.
- Ma Vra!  possibile che tu non abbia ben considerato l'importanza di quest'atto? Insomma, non conosci Pawlenkow, n sai se egli merita un tale sacrifizio!
- E tu puoi dir ci seriamente? mi disse Vra guardandomi severamente. Non capisci tu che qualora io non avessi fatto tutto ci che dipendeva da me per salvarlo, io pure avrei partecipato alla sua rovina?
"Dimmi, in grazia, se tu non avessi marito, non avresti fatto come me?
- No, Vra, non credo che mi vi sarei decisa mai, le risposi sinceramente.
Vra mi guard fissamente.
- Ti compiango, mi rispose. Sar quel che sar; io so che il mio dovere era di sposarlo. Ma come ottenerne il permesso?
- Quando ne feci partecipe il mio avvocato egli disse essere ci una vera follia; io stessa non sapeva che fare; una subitanea ispirazione mi venne. Hai inteso mai parlare del conte Ralow?
- L'antico ministro? S. Si dice, che quantunque egli viva lontano dalla politica, pure  sempre uno dei consiglieri dell'imperatore. Ma come lo conosci tu?
-  un mio lontano parente; e a quel che ho inteso dire un antico ammiratore di mia madre. Spesso quando ero piccina mi prendeva fra le sue braccia regalandomi dei dolciumi. Senza alcun dubbio non mi sarei rivolta a lui in qualsiasi altra occasione.
"Ma in questo caso io credetti che egli potesse essermi utile, e gli scrissi per domandargli un'udienza. Mi rispose subito fissandomi il giorno e l'ora in cui mi avrebbe ricevuta.
"Non crederai gi che io mi presentassi a lui in abito da nichilista. Non sono tanto ingenua! Conosco questi vecchi che fanno in ritardo la penitenza dei peccati commessi; ci non impedisce loro di amare una graziosa fanciulla; quando vedono una bella donna perdono il senno e non possono rifiutarle nulla. Cosicch, io mi feci bella; fu in questa occasione che comprai il vestito che vedi; e andai da Ralow con l'aria modesta, come una vera santa.
"Egli mi aveva dato appuntamento per le nove del mattino. Arrivando fui colpita dal lusso grandissimo dei suoi appartamenti, inconciliabile, secondo me, colle regole di un asceta che vuol fare penitenza.
"Un alabardiere mi apr la porta; non voleva farmi entrare, ma io gli mostrai la lettera del conte; allora egli colp una lastra di rame incastrata al muro e subito si present un gallonato domestico che mi invit a salire una scala di marmo ornata di fiori; al primo piano trovai il maggiordomo, che dopo avermi fatto traversare una lunga fila di sale, mi consegn a un altro domestico che indossava una livrea, e ricominci la passeggiata attraverso le stanze; dapertutto pavimenti in mosaico, lucenti come cristallo, soffitti decorati con affreschi, immensi specchi con cornici dorate, mobili coperti di broccato e incrostati d'oro. Tutte queste camere erano assolutamente vuote. Il domestico pareva un ministro e camminava senza pronunciare una parola...
"Alla fine arrivammo al gabinetto del conte. Il suo cameriere particolare, un vecchietto dal viso intelligente, vestito d'un abito nero, avente tutta l'aria d'un diplomatico, mi guard fissamente esaminandomi da capo a piedi come se avesse voluto leggere nel fondo della mia anima, poi mi disse:
"- Compiacetevi aspettare, signorina; S. E. il conte s' alzato ora e sta facendo le sue preghiere.
Rimasi sola. La sala era immensa; entrando si potevano distinguere appena gli oggetti situati all'estremit opposta. Non vi si vedevano n dorature n specchi; i mobili erano in noce, e poich le tende delle finestre erano a met tirate, la sala era occupata dalla penombra. Solo l'angolo ove trovavasi l'altare con le sante immagini era debolmente rischiarato da una lampada che vi ardeva giorno e notte.
"Il tempo passava e il conte non veniva!
"Fui assalita dall'impazienza, e udendo un leggero mormorio dietro una tenda mi vi accostai, e sollevando un angolo dei pesanti cortinaggi, vidi un'altra sala con altre immagini e crocifissi, e nel fondo un vecchio podagroso, vera mummia, che borbottava preghiere fra i denti, facendosi frequenti segni di croce in fronte, genuflesso.
"Due giganteschi servi lo sostenevano a ciascun lato, maneggiandolo come una pupattola, sollevandolo e inchinandolo, mentre ad alta voce contavano il numero delle genuflessioni.
"Mi venne voglia di ridere, e tutta la mia timidezza scomparve.
"Alla quarantesima riverenza il conte si arrest; io ebbi appena il tempo di lasciar cadere la portiera che il conte era dinanzi a me.
"- Dio!  Alina in persona! esclam, e dopo avermi benedetto pianse.
"Sopraffatto dai ricordi del passato, mi parl di mia madre, e io mi guardai bene dall'interromperlo. Mi parl dell'avvenire, facendo per me i pi bei progetti, e pensando financo di presentarmi alla Corte; parlava di adottarmi, poich non aveva n moglie n figli, e fare di me la sua cara fanciulla.
"Pensai che fosse questo il momento di parlare, e sciogliendomi in lagrime gli dissi:
"- Io amo, e se non posso sposare colui che ho scelto nessuna cosa potr consolarmi.
"Il conte mi assicur che avrebbe fatto per me tutto ci che gli era possibile, ma allorch seppe chi era il mio fidanzato mont in collera, non volendo sentire pi nulla, e cambiando tono non mi chiam pi n la sua "cara fanciulla" n il suo "angioletto".
"- Sappiate, signorina, mi disse, che quando accade che una fanciulla onesta ama un uomo indegno di essa, ai suoi parenti non resta altro mezzo che pregare Dio di renderle la ragione.
"Vidi che andava male e cominciai a disperarmi".
Vra tutto ad un tratto si turb e interruppe la narrazione.
- Ebbene, Vra, e dopo che avvenne? Finisci la tua storia, insistevo io.
Vra arross.
- Ecco, io non so come accadde, n so ci che gli dissi, ma tutto ad un tratto egli comprese che dovevo sposare Pavlenkow per nascondere un fallo e salvare il mio onore.
- Vra, Vra! Non ti vergogni di avere ingannato cos un povero vecchio! esclamai con accento di rimprovero.
Vra mi guard, profondamente sorpresa.
- Ingannare un povero vecchio! ripeteva ironicamente. Ma io ho fatto bene. E lui, il "povero vecchio"  che poteva fare tanto bene con la sua influenza e con la posizione che occupa, che cosa ha fatto? Egli curva la fronte al suolo nella speranza di conquistare in cielo un posticino buono come quello che ha in terra. Pensa egli forse ad altra cosa? Perch mi ha esso trattata con bont? Semplicemente perch il mio viso gli  piaciuto, perch ha ridestato in lui i ricordi degli antichi peccati, e ci gli ha fatto bollire il suo vecchio sangue. Merita forse ci qualche riconoscenza? E i giovani che muoiono in Siberia come li tratta lui? Quante condanne ha firmato durante la sua vita? Lo avrei forse ingannato se avessi potuto parlargli come a un uomo? Ma ci non era possibile. Se gli avessi domandato di salvare Pavlenkow egli mi avrebbe risposto di non immischiarmi in ci che non mi riguarda. Non potevo dunque che ingannarlo.
Vra poteva appena contenere la sua indignazione.
- Ebbene, come fin?
- Molto semplicemente. Dapprima camminava a grandi passi, parlando fra s, ma abbastanza ad alta voce affinch potessi udire le sue parole: "Miserabile fanciulla! Dimenticare cos i suoi doveri. Non merita la mia protezione, pur tuttavia non posso abbandonarla, la memoria di sua madre mi obbliga di salvarla. Bisogner bene nascondere il suo fallo per non menomare l'onore di tutta una famiglia...".
"Mi veniva voglia di ridere, e tuttavia avevo un'aria contrita; ero in ginocchio con le mani giunte, con l'aria di una vera Maddalena penitente.
"Alla fine egli s'arrest davanti a me, e mi disse severamente:
- Mettiti l Vra, e scrivi all'imperatore che tu ti metti ai suoi ginocchi supplicandolo di accordarti il permesso di sposare il tuo indegno seduttore. Assumo su di me l'incarico di consegnare la supplica e di accomodare tutto senza chiasso.
"Volli ringraziarlo, ma esso freddamente me lo imped, dicendomi:
"- Non  per te che lo faccio,  per tua madre.
"Scrivendo, io pensava che sin'ora non erasi parlato della Siberia; ne domandai al conte, dicendogli che volevo seguire mio marito.
"Egli rise.
"- Non ti richieder tanto,  inutile che tu vada cos lontano; una volta riparato il tuo fallo tu potrai vivere dove vorrai come una buona e onesta vedovella.
"Ci mi spavent, ma temetti di risvegliare i suoi sospetti se avessi molto insistito.
"Tutto ad un tratto mi venne una inspirazione e dissi al conte che volevo accompagnare mio marito in Siberia per espiare degnamente il mio fallo.
"Il vecchio comprese subito - ci rientrava nell'ordine delle sue idee. Egli ne fu commosso dicendo che non poteva che incoraggiare "questa santa e pia opera".
"Mi dette la sua santa benedizione allacciando al mio collo una santa immagine.
- E dopo?
- Dopo tutto and a gonfie vele.
- Tornata a casa non parlai con nessuno di ci che avevo fatto e che avevo in animo di fare. Qualche giorno dopo la padrona di casa entr tutta scombussolata nella mia camera, dandomi una carta da visita sulla quale io lessi: S. E. il principe di Gahebilzki, e pi in basso con la matita: da parte del conte Ralow.
"Compresi subito il motivo di questa venuta, e dissi alla buona donna di far salire il principe; il generale sal la nostra vecchia scala, che scricchiolava e barcollava sotto i suoi passi; la sua sciabola batteva sulla balaustra; tutti i fanciulli della casa erano accorsi per vederlo.
"Entr nella mia stanza.
"Era ancora un bel giovane, elegantissimo, con dei lunghi mustacchi; dalla sua persona emanava un profumo penetrante e che faceva uno strano contrasto con l'odore di zuppa di cavoli di cui era piena la nostra casa.
"Forse non era mai stato in una povera casa, ma col suo tatto squisito fece vista di non accorgersi di nulla sedendo sulla povera sedia che gli fu presentata come se si trovasse in uno dei pi eleganti salotti; col suo casco sulle ginocchia, inchinato graziosamente in avanti, egli cominci a parlarmi:
"-  alla principessa Vra Barantzew che ho l'onore di parlare?
"- S, gli risposi io.
"Allora egli cominci a fare delle considerazioni:
"-  possibile che una fanciulla cos bella, cos giovane, si sia potuta perdere cos? Un'aristocratica russa sposare un ebreo, un colpevole di delitti contro lo Stato, i di cui figli non potranno avere nome n condizione sociale?
"- Ho pensato a tutto ci e nulla pu mutare la mia decisione.
"Vedendo ch'io tenevo duro, il generale prese un'aria paterna, e, afferrandomi le mani, continu con voce sommessa:
"- Io pure ho dei fanciulli; vi parlo come un padre potrebbe parlare a una sua figlia. Voi non siete l'unica a cui sia accaduta una simile disgrazia; molte altre fanciulle sono passate per quella via. Perdere la vita intera per un errore di giovent sarebbe cosa insensata! L'imperatore  uomo clementissimo e generoso, e il conte nutre per voi molta affezione. Vi sono moltissimi altri mezzi di accomodare le cose, e noi sapremo ben trovarvi un altro sposo.
"Io continuava a non capire, e m'ostinavo sempre pi a voler sposare Pavlenkow e seguirlo in Siberia.
"Vedendo che non avrebbe potuto convincermi, il generale mi salut e si ritir; ed io andai subito dall'avvocato di Pavlenkow per confidargli tutto e pregarlo d'informarne il suo cliente.
Qualche giorno dopo ricevetti l'autorizzazione a sposare, io contessa di Barantzew, l'ebreo Pavlenkow, purch questi abbracciasse la religione ortodossa".
Vra si tacque, immersa coi suoi pensieri.
- Vra, dissi tristamente; adesso tutto  finito; ti sei gettata in un abisso e ora  troppo tardi per pentirtene. Ma dimmi, per favore, perch non mi hai confidato i tuoi progetti? Credevo che noi fossimo amiche.
Vra ridendo m'abbracci:
- Che domanda! disse sforzandosi di essere graziosa. Si  mai visto domandare un consiglio per gettarsi in un abisso?
"Credi tu che un uomo che ha l'intenzione di perdersi deve prevenire i suoi amici e domandare la loro benedizione prima di mettere il collo nella forca?
- Allora tu confessi di essere rovinata.
- E via, disse Vra dopo un istante di riflessione, io non voglio posare e sostenere con te un'altra parte. Confesso che quando appresi che tutte le difficolt erano sormontate provai un senso di disperazione invece che gioia; disperazione che  durata per tutta la settimana che ha preceduto l'ora decisiva!
"Procurai di distrarmi col lavoro procurandomene di qualsiasi specie; ero continuamente in moto, e di giorno riuscivo a dimenticare.
"Ma la notte, allorch ero sola, ero invasa da una febbrile angoscia, avevo l'incubo.
"Il mattino che entrai nella prigione e che le sue massiccie porte si rinchiusero su di me, il coraggio quasi mi manc.
"Fuori il sole brillava in tutto il suo splendore, dentro io mi trovai subitamente immersa nella tenebre e nell'umidit, e il pensiero che stavo per abbandonare il mio onore, la mia giovent e la mia felicit s'impadron di me; le mie orecchie ronzavano; avevo l'incubo, mi sembrava di essere cacciata in un abisso senza fondo.
"Mostrai le mie carte a mi si condusse per degli interminabili corridoi, preceduta e seguita dai gendarmi; dalle porte laterali s'affacciavano uomini portanti un'uniforme: forse tutta la gente della prigione sapeva della cosa e tutti volevano vedere la fidanzata.
"Questi uomini senza alcun ritegno facevano le loro osservazioni ad alta voce. Un ufficiale diceva a un suo camerata.
"- Queste dannate nichiliste non sono brutte, anzi avviene il contrario; in fede mia  un vero peccato unire una graziosa fanciulla a un brigante forzato.
"Ad ogni mio passo aumentavano le sofferenze e confesso che se in quel momento avessi avuto la possibilit di ritirarmi indietro lo avrei fatto molto volentieri.
"Mi si fece entrare in una stanza nuda e silenziosa, ove erano due sole sedie; restai sola un istante lungo come l'eternit; il dubbio m'assaliva sempre pi e mi domandavo realmente se avevo agito con criterio o se quello che io faceva non era che un atto insensato.
"L'ansia d'aspettare Pavlenkow fu atroce; avevo paura di non riconoscerlo. Che contegno avrebbe tenuto esso? M'aveva egli capito? Finalmente intesi dei passi, la porla s'apr ed egli entr accompagnato da due gendarmi. Non posso ridire l'impressione che esso fece su di me; egli era quasi calvo e indossava un abito da forzato.
"I gendarmi, per discrezione, stavano in fondo alla camera fingendo di non guardarci.
"Tutto ci che pass fra di noi mi sembra un sogno. Credo che Pavlenkow, prendendo le mie mani, mi dicesse "Grazie, Vra, oh grazie!" e si tacque, sopraffatto dalla commozione; io non poteva parlare, solamente appena lo vidi non provai pi la menoma inquietudine; il mio cuore ridivenne calmo ed ebbi la convinzione d'aver agito secondo il mio dovere.
"Ci si condusse nella chiesa; il pope ci prese le mani e ci fece fare tre volte il giro dell'altare.
"Non posso ricordarmi tutto ci che avvenne.
"Quasi incosciente, non riuscivo a percepire i dettagli.
"In un dato momento, allorch il coro cominci a cantare, mi sembr che al mio lato si trovasse Wassiltzew, udivo la sua voce, ed egli approvava completamente il mio operato.
"Allora tutto divenne chiaro per me, il mio avvenire mi apparve nettamente.
"Io sarei andata in Siberia, avrei servito i deportati, avrei scritto le loro lettere, li avrei consolati con le mie attenzioni...".
Vra s'interruppe, scoppiando in singhiozzi.
- E dire che durante tutto l'inverno mi era tormentato l'animo per sapere ci che dovevo fare, mentre ci era cos facile! E che opera... Io non ne so immaginare una pi dolce...
"Ti confesso che non avrei saputo desiderarne un'altra; per esempio, io non sarei buona per la propaganda rivoluzionaria, io non ho l'intelligenza, l'eloquenza, io non so persuadere.
"E poi, il pensiero di far soffrire e far incorrere nei pericoli gli altri mi  insopportabile.
"Andare in Siberia va bene; ci  proporzionabile alle mie forze.
"E come tutto  bene accomodato! Se tu sapessi come sono felice!"
Ella si gett fra le mie braccia e piangemmo lungamente insieme.
Sei settimane dopo io accompagnai Vra alla stazione Nicola. Subito dopo la cerimonia nuziale Pavlenkow era stato mandato in Siberia insieme ad altri forzati che dovevano fare a piedi la pi gran parte della via. Era venuta per Vra l'ora di unirsi a suo marito; essa non era sola; due altre donne, di cui l'una aveva in Siberia la figlia, l'altra il marito, partivano con lei.
La ferrovia allora non andava oltre la frontiera europea; il resto del viaggio bisognava farlo su carretti, e sarebbe durato da due a tre mesi, senza tener conto delle probabili difficolt.
E che sarebbe di loro una volta arrivate? Esse non se ne preoccupavano: i loro visi esprimevano una felicit calma e allegra.
L'eccitazione nervosa, risultato dell'eccessiva tensione di tutte le facolt che Vra aveva dovuto esercitare per compiere quell'atto di devozione era scomparsa. Essa era ridiventata la giovinetta malinconica e sognatrice tutta chiusa in s stessa, come io l'aveva conosciuta da principio. Si era un po' smagrita e sembrava pi anziana, ma i suoi occhi turchini avevano conservato la loro espressione energica o coraggiosa; ero commossa alla vista delle tenerezze e delle cure che essa aveva per le sue compagne, e specialmente per la pi vecchia di esse; una amicizia intima nata dalla infelicit comune le univa di gi.
Alla stazione non eravi gran gente, esclusa la polizia, che aveva spiegato un esuberante numero di forze; qualcuno era venuto per semplice curiosit, qualcun altro che aveva degli amici o dei parenti in Siberia voleva mandar loro notizie per mezzo di quei che partivano.
Ebbi appena il tempo di dire qualche parola a Vra; la campana suona per la terza volta, il treno si mette in moto, Vra mi stringe la mano dalla finestra.
In quel momento ebbi la percezione cos viva e reale della sorte che attendeva quest'essere pieno di vita, di giovent e di grazia, che ne provai vivissimo dolore e non potei trattenere le lacrime.
-  per me che piangi cos? disse Vra con un sorriso sulle labbra. Ah, se sapessi che profonda piet provo per tutti voi che restate!
Furono le sue ultime parole.
...
.
...
FINE.